Carabinieri
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Milano, 30 ottobre 2018 - Minaccia di dare fuoco all’appartamento della sua ex e viene fermato dai carabinieri. L’arresto di un italiano di 36 anni, colpevole di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori, riaccende i riflettori sul tema della violenza tra le mura domestiche. Un fenomeno sempre presente, anche a livello locale, nonostante le azioni repressive e le continue campagne di sensibilizzazione. Nel Sud Milano l’ultimo episodio si è registrato a San Giuliano, dove nella mattinata di ieri un uomo, con una sfilza di precedenti, ha cercato di sfogare rabbia e gelosia sulla ex compagna.

Il 36enne, che lo scorso aprile è uscito dal carcere dopo aver scontato una condanna a 18 anni per omicidio volontario ed è tuttora sottoposto a un regime di libertà vigilata, si è presentato alla porta dell’appartamento in uso alla donna, un’italiana di 44 anni madre di due figli di 19 e 15 anni. Deciso a entrare a tutti i costi, l’uomo, padre naturale del figlio maggiore della signora, ha iniziato a prendere a calci la porta. Non contento, vi ha versato sopra del liquido, lasciando intendere che si trattasse di materiale infiammabile. La situazione sembrava ormai fuori controllo e sul punto di precipitare, quando dall’interno la donna ha lanciato l’allarme.

Sul posto si sono precipitati gli uomini della Tenenza di San Giuliano, che hanno bloccato l’aggressore e lo hanno riportato a più miti consigli. Gli approfondimenti sulla vicenda hanno permesso di ricostruire che da mesi, ovvero dal momento in cui era uscito dal carcere, l’uomo perseguitava la sua ex con minacce e aggressioni, sia verbali che fisiche. Un susseguirsi di maltrattamenti che aveva gettato la donna nella paura e in più di un’occasione l’aveva costretta a farsi medicare in pronto soccorso le lesioni subite. Nonostante la pesante catena di angherie, sinora la 44enne non aveva mai denunciato le violenze.

Dopo l'arresto dell’ex compagno, la vittima è stata affidata ai servizi sociali e messa in contatto con un centro antiviolenze. L’aguzzino è stato accompagnato nel carcere di Lodi, per tenersi a disposizione dei giudici. L’episodio riporta in primo piano l’importanza di denunciare le persecuzioni subite, prima che le situazioni possano degenerare. Per altro, la Compagnia dei carabinieri di San Donato, operativa in tutto il Sud-est Milanese, si è dotata di una stanza per le audizioni protette, un locale dove raccogliere i racconti delle vittime in maniera del tutto discreta e rispettosa. Solo segnalando i maltrattamenti si dà alle forze dell’ordine la possibilità d’intervenire, secondo le normative in materia.