Ilaria Salis, l’ultima lettera a un anno dall’arresto. “Sempre a testa alta con il sorriso”

La 39enne cita Dante e la Divina Commedia. “Mi preparo al momento in cui tornerò a riveder le stelle”

Ilaria Salis e l'ultima lettera a un anno dal suo arresto
Ilaria Salis e l'ultima lettera a un anno dal suo arresto

Milano, 7 febbraio 2024 - L’arresto e la discesa negli inferi del carcere, le umiliazioni e la speranza di uscire - prima o poi - “a riveder le stelle”, citando Dante Alighieri e la sua Divina Commedia che, proprio dall'Inferno, prende il via.

È l'ultima lettera di Ilaria Salis che arriva a quattro giorni dal primo anniversario del suo arresto a Budapest, dopo i violenti scontri con estremisti di destra. “Dopo un anno siamo ancora qui”, è il titolo che l'insegnante dà al memoriale scritto a mano su sei fogli a righe e le date significative del suo “incubo” segnate in rosso. Racconta di quanto le manchino quelle “sensazioni di libertà” che fino all’11 febbraio del 2023 - quando finì in manette - erano quotidianità e, oggi, sono solo una speranza: “il profumo dell'erba” o “il tocco lieve di una carezza”.

Il racconto parte proprio da quel sabato di un anno fa quando, portata in Questura, viene accolta dalle grida “Duce! Mussolini!”. “Le ultime parole che riesco a comprendere prima di essere travolta dalla Babele ugro-finnica”, scrive nella lettera. Da lì in poi cominceranno “tre giorni di fermo e spostamenti concitati”, alle prese con parole di cui non conosceva il significato, e poi l'arrivo "in galera”.

“Ga-le-ra”, scrive scandendo le sillabe. “14 febbraio 2023”, in rosso. “Per me si va nella città dolente”, scrive citando ancora il poeta toscano. “Mi invade un vuoto prepotente e il tempo inizia a dilatarsi - ricorda Ilaria -. I colori tetri e stinti, la penombra, l'aria viziata, latrati dei carcerieri, i rituali di ingresso: tutto questo spettacolo rimarrà impresso con tinte sinistre dentro di me”.

L'insegnante ripercorre tutti gli step che l'hanno poi portata in cella. Dal “rituale di depositare gli oggetti personali” alla sensazione di sollievo quando le tolgono le manette dai polsi. Poi l'incontro con quegli agenti di polizia penitenziaria con “uniforme paramilitare” e “passamontagna nero”.

“Per giorni - scrive - non capisco assolutamente niente di ciò che mi succede intorno. Sono talmente sfinita che mi addormento in continuazione e quando cerco di metter qualcosa sotto i denti vomito tutto all'istante”. In cella “il tempo passa in modo strano - conclude Ilaria -. Le giornate non passano più, ma i giorni si susseguono veloci. Mi guardo in quello che probabilmente dovrebbe avere una funzione di specchio, ma, più che riflettere le immagini, in realtà le deforma, e mi dico: “Coraggio, Ila! Sempre a testa alta e con il sorriso. E quando uscirai di qui sarai più forte di prima”. “Nei mesi seguenti - le sue ultime parole - mi impegnerò a fondo a onorare questa promessa e a crescere giorno dopo giorno, preparandomi per il momento in cui finalmente tornerò “a riveder le stelle””.

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