Carabinieri sul luogo dell'aggressione
Carabinieri sul luogo dell'aggressione

Milano, 7 giugno 2020 - È durata poche ore la fuga del presunto accoltellatore di corso Garibaldi 104: nella prima serata di ieri, i carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Duomo, coordinati dal capitano Matteo Martellucci, hanno effettuato una perquisizione a casa di un ragazzo sospettato di aver colpito per cinque volte il 24enne Luca P. alle 2.30 della notte precedente. Si tratta di Alessandro Caravita, 21 anni, figlio del leader storico degli ultrà dell'Inter, Franco Caravita.  

Durante i controlli a casa e nella sua auto, i carabinieri hanno sequestrato un coltello a serramanico e degli indumenti indossati venerdì notte, con la presenza di tracce ematiche verosimilmente riconducibili ai fatti. Il giovane ha delle precedenti denunce per reati simili ed era stato indagato per gli scontri del 6 gennaio 2019 prima di Inter-Napoli che hanno portato alla morte dell'ultrà varesino Daniele Belardinelli. Ora, il 21enne è accusato di tentato omicidio aggravato, lesioni personali aggravate e porto ingiustificato di oggetti atti a offendere. È stato poi portato nel  carcere di San Vittore.

A contribuire alla probabile soluzione-lampo del caso sarebbero state le testimonianze di altri ragazzi che hanno assistito alla rissa, che avrebbero detto di conoscere l’aggressore e ne avrebbero pure indicato il quartiere di residenza. Le condizioni del ferito, operato d’urgenza al Niguarda, restano gravi: è tuttora ricoverato in prognosi riservata, anche se non dovrebbe essere in pericolo di vita.

Ecco la ricostruzione del raid, secondo quanto risulta al Giorno . Attorno alle 2.30, una ragazza, con i vestiti sporchi di sangue, ferma una pattuglia del Radiomobile di passaggio in zona corso Garibaldi e riferisce di una violenta rissa tra più persone, circa una decina, scoppiata vicino al bar "Amico Fritz" e poi proseguita nella galleria che porta all’ingresso dello stabile al civico 104.

I militari si avvicinano al luogo dell’aggressione, popolato a quell’ora da decine di giovani (molti senza mascherina e vicinissimi l’uno all’altro), ma vengono subito minacciati e spintonati dal ventitreenne Jacopo B., con precedenti specifici per rissa e lesioni e probabilmente sotto effetto di alcol e stupefacenti: i carabinieri del pronto intervento riescono a bloccarlo a fatica e a portarlo in caserma, da dove uscirà al mattino con una denuncia per rissa e minacce, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. La situazione è molto complicata, dalla ressa partono anche insulti ai militari che hanno appena bloccato il ragazzo che li stava insultando e spintonando: in corso Garibaldi arrivano diverse pattuglie del Radiomobile e della Compagnia Duomo per calmare gli animi.

A terra c’è pure un ventinovenne, colpito alla tempia destra forse con un tirapugni e ricoverato al Fatebenefratelli per un forte trauma cranico: si sarebbe avvicinato al luogo della rissa per riprendere tutto col cellulare e sarebbe stato a sua volta aggredito dagli amici di uno dei due litiganti ("Che filmi?", gli avrebbero detto prima di colpirlo, facendolo cadere a terra). Gli approfondimenti degli investigatori, coordinati dal capitano Matteo Martellucci, scattano subito, basandosi sulle prime parole delle persone coinvolte e sui filmati delle telecamere della zona. In serata la svolta.