Biglietti di mezzi pubblici(Foto di archivio)
Biglietti di mezzi pubblici(Foto di archivio)

Milano 26 gennaio 2019 - ​Ora è rottura tra Comune e Regione. Ad ufficializzarla è stato il sindaco Giuseppe Sala, intorno alle 17.30 di ieri, con un post su Facebook dal titolo inequivocabile: «Lo strabismo della Regione». Un post col quale il primo cittadino fa capire di voler interrompere quel rapporto di collaborazione instauratosi tra Palazzo Marino e Palazzo Lombardia già sotto il mandato di Roberto Maroni e rimasto intatto con l’attuale governatore, Attilio Fontana. Un messaggio recapitato, non a caso, partendo da un tema sensibile per la Giunta regionale: l’autonomia. Da qui Sala arriva al motivo della rottura: il mancato supporto della Regione a quella riforma delle tariffe del trasporto pubblico che dovrà portare al biglietto unico integrato nell’area che include Milano, Monza, Lodi, Pavia e 55 milioni di euro di introiti aggiuntivi a Palazzo Marino per via dell’aumento del biglietto Atm a 2 euro. Solo giovedì l’assessore regionale ai Trasporti, Claudia Terzi, ha dichiarato che Palazzo Lombardia non permetterà che la riforma parta nei tempi (aprile) e secondo il prezziario chiesto dall’esecutivo milanese. Parole che hanno indotto Sala a chiedere un chiarimento a Fontana.

Da qui la telefonata di ieri tra i due, il cui esito è racchiuso nel post del sindaco: «Adesso è tutto più chiaro. Regione Lombardia e il suo presidente invocano più autonomia. Ma nella realtà quello che vogliono è solo più potere. Perché poi, quando viene richiesto da un grande Comune come Milano di poter aumentare di 50 centesimi il biglietto del trasporto pubblico (lasciando invariato l’abbonamento annuale!) per continuare a migliorare un già ottimo livello di servizio, l’autonomia non piace più. Purtroppo nel nostro Paese, martoriato da una burocrazia devastante, una città come la nostra deve chiedere il “permesso” alla Regione per implementare la sua politica tariffaria. Esponendosi così ai ricatti della politica, o perlomeno di una certa politica. Noi andremo avanti, facendo tesoro di tutte le lezioni – avverte Sala –. Non condivideremo mai istanze autonomiste che premiano solo le Regioni, perché passare da un centralismo statale a un centralismo regionale non porta nessun beneficio, anzi aggiunge un ulteriore livello di compromesso politico. Secondo una recente analisi di Ambrosetti, Milano produce il 10% del Pil italiano. E l’anima solidale della città non è in discussione. Sarà mai che il modello Milano dia troppo fastidio a qualcuno?».

A dirla tutta, come si conferma da ambo le parti, la telefonata tra sindaco e governatore è stata interlocutoria. Ma Sala non ha gradito che Fontana prendesse ancora tempo. La risposta del governatore arriva a stretto giro di posta: «Il sindaco sa bene che una condizione di maggiore autonomia della Regione è essenziale anche per il Comune di Milano per poter proseguire sulla strada di una sempre maggiore capacità attrattiva e di miglioramento nelle offerte di servizi. La Regione ha il compito e il dovere di guardare a tutti i lombardi: quelli di Rozzano o Cologno Monzese, così come quelli di ognuna delle zone del capoluogo. Per questo esiste il Piano regionale dei trasporti per tenere insieme le esigenze e i bisogni di tutti. Sono convinto che l’autonomia sia una visione strategica degli assetti di governo e che, quindi, deve essere considerata un’occasione storica da tutti e non utilizzata come mero strumento per risolvere situazioni contingenti. Ai milanesi e ai lombardi serve un approccio integrato e lungimirante rispetto ai grandi temi della sostenibilità ambientale e della mobilità del futuro».

Diversi i temi sui quali Sala e Fontana hanno concordato di lavorare insieme: le Olimpiadi, certo, ma anche le case popolari o la battaglia unitaria per far arrivare la M5 a Monza. Un clima che pare destinato a cambiare. A partire, magari, dalle nomine per gli enti nei quali Comune e Regione hanno entrambe voce in capitolo. Al di là delle ricadute negative della riforma su alcuni Comuni lombardi e di Forza Italia, che ha fatto saltare l’emendamento che avrebbe consentito al Comune di portare a compimento il proprio piano, indiscrezioni vogliono che siano i leghisti milanesi più vicini a Matteo Salvini a sconsigliare a Fontana di avallare le richieste di Sala, tra questi Alessandro Morelli che ha chiesto sia dato «il ben servito all’assessore Marco Granelli che non ha risolto la questione portoghesi». Granelli ha replicato: «Per un capriccio politico la Regione vieta a Milano di creare un trasporto pubblico integrato e conveniente. Milano non ci sta e va avanti con i 150 sindaci che vogliono più trasporto pubblico». Già, pare che il Comune voglia proseguire con la riforma tariffaria anche a rischio di ricorsi.