Processo ai finanzieri, i “clienti“ tacciono

I falsi clienti che firmavano i presunti falsi verbali di controllo degli scontrini nei negozi? Dovevano essere sentiti non come testimoni ma come co-indagati dalla Procura, quindi i giudici hanno nominato a tutti un avvocato d’ufficio e loro si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. È successo ieri al processo al Tribunale di Monza che vede 10 appartenenti alle Fiamme gialle nel 2017 in servizio al Gruppo di Sesto San Giovanni imputati per una ventina di contestazioni di falso in atto pubblico a vario titolo e in un caso si aggiunge anche quella di induzione indebita a dare denaro o utilità. Quella di una camicia fatta a mano che sarebbe stata portata via da un negozio senza pagare da un finanziere. Secondo l’accusa i rappresentanti delle Fiamme gialle si sono presentati in bar, ristoranti, pizzerie ma anche in negozi di abbigliamento maschile e di frutta e verdura, in varie città dell’hinterland milanese sotto la loro competenza, e invece di controllare l’effettiva consegna dello scontrino fiscale a qualche cliente fermato all’esterno dell’esercizio commerciale, avrebbero chiesto al titolare del negozio, a volte anche ”visitato” in orario di pausa dal lavoro, di emettere appositamente uno scontrino, facendo risultare nel verbale del controllo che era stato trovato regolarmente nelle mani di un cliente, il cui nominativo corrispondeva però a un parente o un dipendente del negoziante o addirittura a un amico del finanziere che in quel momento non era neanche presente, ma che firmava il verbale. A sollevare la questione dei co-indagati è stata la difesa degli imputati, che mira a scardinare le accuse. A far partire le indagini lo spunto a sorpresa nato dalle intercettazioni nello studio di un ragioniere commercialista di Cologno Monzese. "Nel giugno 2018 lo stavamo intercettando per tutt’altra vicenda e abbiamo ascoltato la conversazione con un negoziante di Cologno che faceva riferimento a un controllo fiscale dove i militari avevano preso una camicia.

Siamo risaliti al controllo del novembre 2017 dove il cliente risultava una dipendente del negozio per l’acquisto di una cravatta per 20 euro", ha già raccontato in aula un allora tenente collega degli imputati. Ieri ha testimoniato invece in aula il negoziante, anche lui assistito da un legale perchè indagato per false informazioni all’autorità giudiziaria. "Avevo messo via una cravatta per una cliente e fatto lo scontrino di 20 euro quando sono entrati i finanzieri e mi hanno chiesto la verifica del sacchetto che avevo dato a una mia dipendente. Non mi hanno mai chiesto una camicia". Si torna in aula il 19 ottobre.

Stefania Totaro