SIMONA BALLATORE
Cronaca

Patto con la Reichman sotto esame: "Non può vincere l’indifferenza"

Chiusa la fase di istruttoria della commissione che valuta gli accordi, ma erano presenti pochi docenti. L’appello degli studenti che presentano un dossier e la lettera firmata da 40 professori. Martedì il voto.

Patto con la Reichman sotto esame: "Non può vincere l’indifferenza"

Patto con la Reichman sotto esame: "Non può vincere l’indifferenza"

La delusione trapela, indipendentemente dalle posizioni a favore o contro gli accordi in essere con le università israeliane: "Siamo in pochissimi". Si chiude così la fase di istruttoria della Commissione straordinaria della Statale, chiamata a vagliare le collaborazioni internazionali e - in questo caso in particolare - l’accordo con la Reichman University. È il terzo incontro, nel precedente era stato illustrato il progetto nei dettagli, siglato con i dipartimenti di Giurisprudenza di entrambi gli atenei. Al vaglio c’è ora la posizione di chi sostiene la necessità della rescissione dell’accordo.

Una lettera è stata sottoscritta da una quarantina di docenti tra ordinari e associati, c’è un dossier stilato dall’Acampada studentesca che ha promosso la mobilitazione in via Festa del Perdono (ci sono ancora tende in Città Studi e un’aula, la 211, occupata). Un docente è chiamato a esporre nei dettagli le motivazioni e a rispondere alle domande di chi dovrà votare martedì. "I senatori che hanno partecipato erano pochissimi, a riprova del disinteresse preoccupante sul tema – commenta Chiara Azzolin, rappresentante di Studenti indipendenti in Senato accademico –. Abbiamo cercato di mostrare le politiche di apartheid subdole e implicite, citato i fatti, a partire dal dottorato onorario dato a chi ha sparato a un adolescente palestinese. Abbiamo mostrato le pagine Instagram della Reichman, tra carri armati e inviti agli studenti ad andare in guerra e le borse di studio per chi viene dall’estero a fare il volontario per l’Idf". In aula c’erano quattro studenti, due rappresentanti del personale, quattro docenti, un ricercatore, rettore e prorettrice. Ma i senatori che dovranno votare sono 33 (e i membri della commissione presenti erano cinque su 11). "Abbiamo lasciato il nostro dossier, sperando si entri nel merito. Ma non ci illudiamo più, visto che non hanno proposto neppure i criteri da utilizzare nella valutazione degli accordi", continua Azzolin.

"Peccato che abbia vinto l’indifferenza – le fa eco Benedetto Longobardi, rappresentante per Unisì –. L’incontro è stato interessante, potrebbe essere un primo passo per un dialogo vero anche tra chi ha posizioni diverse, per evitare rapporti superficiali con altri atenei, per riflettere sul ruolo che la Statale deve avere. Ma sono mancati i numeri. Spesso hanno contestato il metodo di chi protestava non facendo discutere, ma chi non ha partecipato a questa commissione ha perso un’occasione importante".

"Abbiamo ascoltato un professore che ha esposto le ragioni che secondo lui possono motivare la rescissione dell’accordo. Il resoconto del professore è stato interessante, peccato che in momenti di questo tipo si rischi sempre un arroccamento su posizioni ideologiche che spesso inabilitano il dialogo e non aiutano a comprendere la serietà e l’importanza del tema, che si rende ancora più stringente visto l’imminente arrivo di due studenti grazie all’accordo", conclude Elia Montani, rappresentante in Senato accademico per Obiettivo Studenti. Si vota martedì.