Passanti accoltellati in Stazione Centrale, il marocchino condannato a 8 anni: "Ero drogato, non ricordo nulla"

Rhasi Abrahman aveva aggredito senza pietà sei persone, prevalentemente donne

L'aggressione in zona stazione Centrale

Gli agenti della polizia intervenuti sul luogo di una delle aggressioni.

Milano, 20 febbraio 2024 – Sconterà 8 anni e 2 mesi di reclusione e al termine sarà espulso Rhasi Abrahman, 23enne marocchino che nel corso di una serie di follia e di aggressioni nei confronti di donne, aveva ferito sei passanti, tra cui alcuni intervenuti in aiuto delle donne, prima di essere bloccato dalla polizia vicino alla stazione Centrale. Un episodio che aveva acceso campanelli sulla sicurezza in città. La sentenza è stata emessa nel processo abbreviato dal gup Alberto Carboni che ha riconosciuto le attenuanti generiche come equivalenti alle aggravanti contestate. Il pm Maura Ripamonti aveva chiesto una condanna a 8 anni.

Nelle indagini la Procura aveva anche disposto una consulenza psichiatrica sul giovane, che ha accertato la capacità di intendere e volere al momento dei fatti del 23enne. Nessun vizio di mente, dunque, ma un abuso di sostanze stupefacenti e un ritardo cognitivo che non hanno, però, inciso sulla capacità. Come ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip Lidia Castellucci, si era trattato di "aggressioni brutali e violente, caratterizzate da pugni al volto, da colpi inferti con un coltello e da violente spinte che hanno fatto cadere a terra le donne", che erano il bersaglio delle rapine.

"Non mi ricordo nulla in quanto avevo bevuto e avevo assunto cinque pastiglie di Rivotril - aveva spiegato il giovane, difeso dall’avvocato Nicola D’Amore, davanti al gip, dopo l’arresto -. Prima di arrivare in Italia non facevo uso di nessun stupefacente, da quando sono arrivato in Italia faccio uso di hascisc eroina e pasticche sintetiche. Io mi ricordo soltanto fino al momento in cui sono entrato in un bar, ho comprato da bere, ma dopo l’assunzione delle pasticche non ricordo più nulla - ha aggiunto -. Vivo per strada a Milano in zona stazione Centrale, nel sottopasso. Mi rivolgo alle associazioni assistenziali per mangiare e per gli indumenti".

Di fronte al giudice, nel processo abbreviato, il giovane ha detto anche che quel giorno aveva deciso di rapinare portando via cellulari, perché uno spacciatore gli aveva chiesto di portargli proprio dei telefoni e così lui gli avrebbe dato in cambio droga.

Negli atti dell’indagine le azioni compiute dal 23enne erano state definite "implacabili e imprevedibili", interrotte "solo grazie all’intervento di privati cittadini prima e delle forze dell’ordine" poi, così scongiurando "la commissione di fatti ancora più gravi". Nel bilanciare le aggravanti con le attenuanti, però, nel processo si è tenuto conto anche del ritardo cognitivo del giovane. Deficit che comunque non ha influito sulla piena capacità di intendere e volere, come stabilito dal consulente Marco Lagazzi.

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