Pandoro gate, al vaglio della Procura i contratti tra Chiara Ferragni e Balocco

L'inchiesta, al momento senza ipotesi di reato e senza indagati, punta ad appurare se il consumatore sia stato ingannato o meno. L’influencer sarà chiamata a testimoniare

Milano – Forse è troppo presto per parlare di caduta degli dei, perché Chiara Ferragni, piaccia o no, ha cervello fino e spalle robuste, ma che l’immagine di imprenditrice modello tutta lustrini ed etica cominci a scricchiolare è un dato di fatto, plasticamente rappresentato dalle prime fughe dei brand che hanno legato il loro business al suo volto.

‘Safilo Group’, l’azienda che produce e distribuisce gli occhiali, ha annunciato ufficialmente l’interruzione dell’accordo di licenza per il design, la produzione e la distribuzione delle collezioni eyewear a marchio Chiara Ferragni e, in un comunicato, specifica il motivo: “A seguito di violazione di impegni contrattuali assunti dalla titolare del marchio”. Sia l’accordo firmato dalle due parti che il codice etico di Safilo, infatti, prevedevano “il principio di rispetto di correttezza e buona fede nella condotta”, si legge ancora nel comunicato. Se ne vanno i brand e fuggono anche i follower. Il “caso pandoro-beneficenza“ sta producendo i suoi effetti come una palla di neve che rotola in discesa e si ingrossa.

Ma a sollecitare un “tutti calmi“ è la procura di Milano che dovrà stabilire i profili di reale illiceità della condotta della influencer da 30 milioni di follower, da giorni in silenzio su instagram (sarà anche questa strategia?). Spetta al dipartimento dell’aggiunto Eugenio Fusco, cioè quello dei reati economici, l’ultima parola su questa vicenda i cui esiti l’avvocato della Ferragni, Luigi Bana, se li giocherà in punta di diritto. L’aggiunto Fusco bolla come”impraticabile” la strada della truffa, sia semplice che aggravata, ipotizzata dall’esposto del Codacons depositato in 104 procure.

I militari del Nucleo di polizia Economico Finanziaria della Gdf già ieri erano negli uffici della Antitrust per raccogliere i documenti relativi all’istruttoria che si è conclusa con una maxi multa per «pratica commerciale scorretta». Saranno vagliati, sempre dalla Gdf, anche i documenti relativi all’accordo sottoscritto dalla Ferragni e da Balocco. La procura precisa che sarà solo “acquisizione conoscitiva“ di atti negli uffici della Ferragni per valutare l’ipotesi che l’eventuale illecito integri gli estremi dell’articolo 515 cp, cioè ‘frode in commercio’, reato che, al contrario della truffa, non è a querela di parte.

Inoltre, poiché il reato di “frode nell’esercizio dell’attività commerciale” consiste nella “consegna di una cosa mobile (il panettone) per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata” - stando alla procura - sarà necessario dimostrare la sussistenza di un inganno sulla “qualità etica della operazione“ Ferragni che, nei prossimi mesi, potrebbe essere chiamata a testimoniare.

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