L’omicidio di Fiorenza Rancilio, il figlio non risponde. Il gip: vada in carcere non governa gli impulsi

Convalidato il fermo eseguito dai carabinieri della Compagnia Duomo. Per il giudice c’è il pericolo che il trentacinquenne scappi all’estero. Il legale: resti in ospedale in attesa di chiarire la capacità di intendere

Guido Pozzolini Gobbi Rancilio, 35 anni, portato via dai carabinieri
Guido Pozzolini Gobbi Rancilio, 35 anni, portato via dai carabinieri

Milano, 17 dicembre 2023 –  Per l’omicidio volontario della madre, colpita alla testa con un manubrio da palestra nella sua abitazione di via Crocefisso 6, Guido Pozzolini Gobbi Rancilio deve stare in carcere. Lo ha deciso il gip Giulio Fanales, convalidando il fermo eseguito mercoledì sera dai carabinieri della Compagnia Duomo e disponendo la misura cautelare per il figlio della vittima. All’interrogatorio di ieri mattina, il trentacinquenne è rimasto in silenzio davanti al giudice e ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. L’uomo è ancora ricoverato nel reparto di psichiatria del Policlinico, dove è stato portato dopo il rinvenimento del cadavere di Fiorenza Rancilio: all’arrivo del medico nell’appartamento a due passi dalle Colonne di San Lorenzo, Guido farfugliava in stato confusionale a causa dell’assunzione di una dose massiccia di psicofarmaci. Nell’ordinanza firmata dal gip, vengono messe in luce le sue "palesi condizioni d’instabilità psicologica" e l’incapacità di "governare i propri impulsi, a prescindere dal deleterio esito del loro libero sfogo".

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Tuttavia , nonostante i ripetuti ricoveri dovuti ai suoi problemi psichici (nel 2014, nel 2021 e nel 2023), al momento "non è dato evincere a carico dell’indagato una patologia psichica sufficientemente specifica tale da comprometterne globalmente, o anche solo parzialmente, le capacità di lucida rappresentazione del reale e corretta determinazione dell’agire". A questo proposito, poi, il gip osserva anche come d’altra parte "la tutela del bene supremo della vita appartenga all’essere umano nelle sue forme primordiali" con una "immediata percepibilità, da parte di ogni individuo, del primario disvalore" di un omicidio. Ad eccezione, però, "di colui che sia affetto da forme psicotiche tanto gravi da comprometterne persino le più basilari funzioni cognitive". In merito alla decisione di convalidare il fermo e disporre la custodia cautelare in carcere, il giudice per le indagini preliminari si sofferma innanzitutto sul pericolo di fuga, in quanto il trentacinquenne è residente in Svizzera e dispone delle "finanze utili al proprio mantenimento prolungato in territorio estero". Inoltre, si evidenzia "l’efferatezza del gesto" e della "apparente assenza di qualsiasi situazione contingente" che potrebbe spiegare il delitto, eventualmente collocandolo in un contesto più ampio. Ancora da chiarire se gli ansiolitici e gli antidepressivi che ha assunto Guido siano stati presi prima di commettere il delitto o in un secondo momento, mentre si trovava da solo nell’abitazione accanto al corpo della madre.

Il difensore Francesco Isolabella sostiene che l’uomo non sia "ancora in grado di comprendere quanto accaduto" e che anche ieri, durante l’interrogatorio nel quale si è avvalso della facoltà di non rispondere, "non era in grado di capire la situazione". Secondo il legale, "in attesa di accertare la sua reale capacità di intendere e volere, deve restare nella struttura ospedaliera".

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