Il futuro della Scala del calcio infervora il dibattito non solo milanese
Il futuro della Scala del calcio infervora il dibattito non solo milanese

Milano, 18 ottobre 2019 - Il giorno delle risposte. Milan e Inter, durante la terza commissione sul progetto del nuovo stadio di San Siro e dello sviluppo multifunzionale dell’area limitrofa, replicano alle domande poste, alle preoccupazioni avanzate e agli attacchi lanciati dai consiglieri comunali durante le due precedenti sedute della commissione Urbanistica-Sport-Demanio di Palazzo Marino. I temi più caldi? La fuga dei club a Sesto San Giovanni in caso di «no» del Comune di Milano al nuovo impianto e alla demolizione del Meazza, il rischio di una lievitazione dei prezzi dei biglietti per partite e concerti, le ricadute per il quartiere delle case popolari di San Siro.

Andiamo avanti per punti. Più di un consigliere, nelle scorse settimane, ha rinfacciato ai vertici dei club di aver creato «un antipatico clima di ricatto» e di «aver minacciato la fuga altrove» cioè nell’area ex Falck di Sesto. La riposta letta dal dirigente milanista Domenico Barile smentisce che esista un Piano B, cioè realizzare il nuovo stadio fuori città: «La proposta depositata dai club riguarda il quartiere di San Siro a Milano. Questa è la sola opzione oggi esistente. La sola alternativa per i club è un nuovo San Siro a San Siro». Oggi. E domani?

Un altro rischio sollevato dai consiglieri è che il nuovo stadio sia un impianto «per ricchi» con prezzi dei biglietti più alti rispetto agli attuali, visto che il futuro stadio dovrebbe avere una capienza minore (60-65 mila posti) rispetto al Meazza (78 mila posti) e spazi «premium» o «corporate» più che raddoppiati. Milan e Inter, nella risposta, ammettono che «la quota dei posti corporate del Meazza è oggi del 4%, contro una media internazionale di circa il 15%» e che «le società desiderano portarla al 12%, vista la richiesta da parte di molte aziende di avere spazi a San Siro per attività di carattere aziendale». Subito dopo, però, i club assicurano che «l’aumento degli spazi premium non sacrifica in alcun modo l’obiettivo primario di uno stadio per tutti, dalle famiglie alle tifoserie organizzate» e che le società «non hanno intenzione di portare i biglietti, oggi accessibili a tutti, a dei livelli non sostenibili».

I consiglieri comunali hanno chiesto lumi anche sulle opere che Milan e Inter sono disponibili a finanziare per migliorare non solo l’area dello stadio, ma anche il quartiere dei case popolari di San Siro. La risposta dei club è divisa in due parti. La prima riguarda gli 81 milioni di euro di oneri di urbanizzazione che il progetto del nuovo stadio e del vicino distretto multifunzionale prevede: «I club – si legge nella risposta fornita dalle società – avvieranno un confronto con gli enti competenti per valutare e definire interventi mirati di riqualificazione nelle aree limitrofe come Quarto Cagnino e le case popolari di piazza Selinunte, via Harar e via Dessiè». Non solo. Nella seconda parte della risposta si dice che Milan e Inter «sono disponibili a considerare di allocare delle risorse per promuovere congiuntamente (come già fanno autonomamente in diverse zone della città tramite le proprie fondazioni-onlus) un progetto di Csr per San Siro e per i quartieri limitrofi». Per «Csr» si intende «Corporate social responsibility», cioè un progetto di responsabilità sociale di impresa dedicato alla parte meno fortunata di San Siro.

Sul progetto del nuovo stadio, intanto, in Consiglio comunale – ieri sede della commissione consiliare – si confrontano con urla e slogan i residenti pro e contro il nuovo stadio. I più rumorosi, questa volta, sono i favorevoli al progetto rossonerazzurro. In aula, invece, i toni sono più soft, ma i pareri contrari alla proposta dei club non mancano. Basilio Rizzo (Milano in Comune) sottolinea che «non ci vengono forniti i dati necessari per giudicare. Come consiglieri comunali abbiamo il diritto di avere il dossier 750 pagine», in buona parte secretato d’intesa tra Giunta e club. Il dem Carlo Monguzzi, contrario al consumo di suolo, afferma che «la proposta di Milan Inter non c’entra nulla con l’interesse pubblico». Ma in commissione c’è anche il fronte del sì. Il forzista Alessandro De Chirico parla di «fake news sulla cementificazione dell’area di San Siro. La realtà è che attualmente intorno al Meazza di verde ce n’è ben poco». Il capogruppo di FI Fabrizio De Pasquale, invece, evidenzia il rischio che un intervento della Sovrintendenza, che ha già scritto un parere con un primo stop alla demolizione dello stadio, potrebbe bloccare il progetto rossonerazzurro: «In passato la Sovrintendenza ha vincolato il Vigorelli e la pista dell’ex Trotto»

Il capogruppo del Pd Filippo Barberis, intanto, apre al confronto con i club: «Il progetto definitivo, in ogni caso, dovrà ripassare da quest’aula. Non saremmo amministratori pubblici degni di questo nome se non ci mettessimo nelle condizioni di cercare un punto di equilibrio su un progetto che vale 1,2 miliardi di euro. Da qui alle prossime settimane daremo un indirizzo alla Giunta». In pratica Barberis punta sul far approvare un ordine del giorno in Consiglio in cui un primo via libera al progetto sia accompagnato da paletti e condizioni per aprire una trattativa con Milan e Inter e arrivare a un piano definitivo che soddisfi tutti. Impresa non facile.