"Non chiamateci più scuola-ghetto"

Alla primaria “Radice“ i bimbi sono nati a Milano da genitori stranieri. Da 5 anni il metodo pizzigoniano

"Non chiamateci più scuola-ghetto"

"Non chiamateci più scuola-ghetto"

La scuola elementare “Radice“ di via Paravia 83 al quartiere San Siro accoglie 150 alunni tra la prima e la quinta. Gli italiani? "Praticamente non ce ne sono. Abbiamo il 99% di stranieri", dice la dirigente scolastica Anna Borando, tornata a reggere le redini di questo plesso dopo cinque anni di assenza. "Ma attenzione – sottolinea – perché i bimbi che definiamo “stranieri“ in realtà sono nati e cresciuti qui, figli di genitori in arrivo da diversi Paesi del mondo. Ora in maggioranza di provenienza araba, ma abbiamo anche cinesi e sudamericani, mentre 5 anni fa c’erano anche moltissimi romeni". La scuola dalla quale le famiglie italiane si tengono alla larga è al centro di un processo di rigenerazione: intanto, ha riaperto a maggio del 2019 dopo interventi di ristrutturazione che hanno portato controsoffitti sicuri, impianti a norma, pareti ridipinte e soprattutto nuovi spazi per sviluppare progetti che si basano anche sul metodo pizzigoniano ideato dalla pedagogista illuminata Giuseppina Pizzigoni oltre un secolo fa a Milano. Un modello didattico che dal cuore della scuola pubblica Rinnovata di via Castellino Da Castello in zona Ghisolfa, ogni anno sommersa dalle richieste d’iscrizione, si è diffuso nel quartiere San Siro, proprio in questo istituto bollato come "scuola ghetto", in cui le famiglie italiane non iscrivono più i propri figli.

"L’auspicio è far tornare qui anche le famiglie italiane – commenta Borando – ma ci vuole tempo. Intanto abbiamo potenziato gli spazi grazie ai finanziamenti del Pnrr, riuscendo ad avere strumenti aggiuntivi, belli e tecnologicamente avanzati". Per quanto riguarda il modello pizzigoniano, che ormai è la peculiarità di questa scuola, "questo si mette in pratica soprattutto con attività in mezzo alla natura: il nostro orto ora funziona a pieno regime, con anche delle piccole serre, e lo abbiamo messo a punto anche con fondi europei Pon ed Edu-Green. Poi c’è il legame con il mondo dell’arte, testimoniato dai murales realizzati nella scuola. Pezzo forte, poi, è la formazione dei docenti che seguono lezioni ad hoc all’Università Bicocca in particolare nel periodo estivo, a giugno e luglio, durante la sospensione dell’attività didattica. Ci piacerebbe far conoscere le nostre attività e il nostro metodo".

Parte importante ha anche lo sport: "Il Comune – continua la dirigente – ha sistemato il campo polifunzionale, dove i bambini possono praticare il gioco del calcio, della pallacanestro e della pallavolo". E poi c’è il cortile, che è luogo d’incontro e di relazioni. "Noi cerchiamo di sbarazzarci del “marchio“ di scuola-ghetto. È solo uno stereotipo, quello che si alimenta: nella nostra realtà, ad esempio, non ci sono problemi linguistici, perché i bambini, nati qui, parlano tutti l’italiano".

Durante l’intervento di ristrutturazione del 2019, poi, sono tornati a risplendere pure i mosaici "di questo edificio che ha il fascino degli anni Venti. Le opere richiamano il contesto contadino, la campagna in cui in passato questa zona era immersa". Mosaici che ogni giorno vengono guardati dagli occhi dei nuovi, piccoli, abitanti. Sguardi che sono ponti di collegamento tra passato e futuro.

M.V.

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