Sanità in Lombardia, valzer delle nomine in Ats, Asst, Irccs e Areu: ecco chi resta e chi rischia il posto

Slitta (almeno) a ridosso della Vigilia di Natale la scelta dei direttori e dei presidenti delle aziende lombarde. Pomo della discordia, il Policlinico di Milano

Il presidente della Regione Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso
Il presidente della Regione Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso

Milano – L’ipotesi di nominare i nuovi vertici della sanità lombarda nella giunta regionale urgente di lunedì prossimo sembra accantonata: a quanto Il Giorno apprende, la scelta dovrebbe slittare a ridosso della vigilia di Natale. O addirittura al 28 dicembre, ma in extremis , perché i tecnici non vorrebbero lasciare così poco anticipo a chi si dovrà insediare dal 1° gennaio 2024. D’altra parte sarebbe parso rischioso, ai politici, licenziare un provvedimento che inevitabilmente scontenterà qualche consigliere alla vigilia dell’inizio delle votazioni del bilancio al Pirellone.

A maggior ragione in uno scenario che vede Fratelli d’Italia rivendicare almeno metà dei direttori generali e dei presidenti degli Irccs, mentre l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, con i suoi tre “saggi“, ha stilato una lista di manager di provata competenza per le aziende più strategiche come l’Ats Metropolitana di Milano, dove potrebbe essere confermato Walter Bergamaschi. Poi ci sono gli alleati (in testa la Lega, che rivendica otto manager, e Forza Italia). E il parco “rinnovabili” non equivale al totale dei 41 dg delle Ats, delle Asst, degli Irccs e dell’Areu, più i presidenti dei cinque Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico.

I vertici del San Gerardo di Monza, fresco d’investitura a Irccs, sono stati nominati solo un anno fa, e non sono in scadenza - a differenza dei presidenti - neppure i dg di altri tre Irccs: Carlo Nicora dell’Istituto dei tumori, Stefano Manfredi che a inizio 2022 l’ha sostituito al San Matteo di Pavia e Angelo Cordone, vicino a FdI, al Besta dal 2021.

Lo stesso vale per Francesco Laurelli, che ha sostituito Cordone all’Asst Melegnano-Martesana, e Paola Lattuada, che ne ha preso il posto alla Pini-Cto. Nessuno di questi manager è inamovibile, ma ciò allargherebbe la portata tellurica del valzer, e anche lo spostamento di commissari insediati da pochi mesi - come Luigi Cajazzo all’Asst Franciacorta, Tommaso Russo, arrivato in quota FdI all’Asst Nord Milano, la tecnica Maria Grazia Colombo voluta da Bertolaso all’Asst Fatebenefratelli-Sacco - apparirebbe, per ragioni di continuità, poco giustificabile, visto che nessun politico (con l’eccezione leggendaria dell’ex assessore formigoniano Luciano Bresciani) ammette pubblicamente la spartizione.

Così il pomo della discordia diventa il Policlinico di Milano, unico Irccs che rinnova sia il presidente, attualmente in quota Lega, che il dg Ezio Belleri, alto profilo tecnico e quota FdI. Fratelli d’Italia vuole in cda Fabio Mosca, primario di Neonatologia finito nella bufera, a Pasqua, per l’appello pubblico alla mamma che aveva lasciato un neonato nella Culla per la vita: in pensione a fine anno, potrebbe puntare alla presidenza della Ca’ Granda, con annesso taglio del nastro del nuovo Policlinico previsto a fine 2024. Intanto il presidente in carica Marco Giachetti, vicino a Matteo Salvini, ha organizzato per domani un sopralluogo con le autorità e la stampa al primo blocco che "è arrivato al tetto".

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