Nicolò Cerioni, stilista delle star di Sanremo: "La libertà di Angelina e l’eleganza del Volo, io enfatizzo la loro forza"

Milanese d’adozione, il direttore creativo ha curato il look della vincitrice del Festival: “Lo stile è una cassa di risonanza dei messaggi che si vogliono trasmettere”

Nicolò Cerioni

Fotogramma

«Lo stile è una cassa di risonanza dei messaggi che si vogliono trasmettere". Con questa consapevolezza Nicolò “Nick” Cerioni, direttore creativo e stilista delle celebrità, ha curato l’immagine di Angelina Mango, vincitrice del Festival di Sanremo. Aveva già condiviso la vittoria con i Måneskin nel 2021, ha dato una scossa all’Ariston con Achille Lauro e quest’anno si è occupato anche del Il Volo e, tra gli ospiti, di Tananai e Paola e Chiara. Da 22 anni vive a Milano. "Dopo un anno a New York, nel 2001 post 11 settembre, per studio e per lavoro sono approdato qui", racconta. Mercoledì sarà all’università Iulm: è tra i protagonisti del documentario “Moda. Una rivoluzione italiana“, realizzato con la consulenza scientifica della professoressa Sofia Gnoli. Ripercorrerà tendenze storiche per affrontare il tema clou: "Dove sta andando la moda?"

Cerioni, dove sta andando?

"Se la moda ha sempre incarnato lo spirito dei tempi, credo che ora si trovi in un momento di grande confusione: sta navigando a vista. Ma questo dà molta libertà di esprimersi. Non ci sono tendenze da seguire, sarebbe anacronistico in un mondo bombardato da tante informazioni. C’è una enfatizzazione piuttosto della personalità che si vuol comunicare".

Al Festival di Sanremo ha curato l’immagine di Angelina Mango, la vincitrice. Da cosa è partito?

"La mia idea è che abiti e stile amplifichino i messaggi dell’artista e delle sue canzoni. Angelina è un gigante, ha un talento incredibile. Ho voluto esaltare la sua padronanza del palcoscenico, la sua libertà. Con il team abbiamo creato un look iconico".

E per Il Volo?

"Oltre a dare un colore e un timbro importante alla musica pop, il Volo ha una caratura davvero internazionale. Ho giocato con loro su un nuovo concetto di eleganza. Ci siamo liberati dello smoking senza rinunciare all’eleganza, facendola diventare 2.0, sofisticata, coerente con il loro nuovo sound che non rinnega la tradizione, la fa evolvere".

Ripercorrendo le edizioni passate, quale ha nel cuore?

"Tutte. Ma penso al lavoro fatto nel 2020 con Achille Lauro, alla performance che ha permesso a una nuova moda di affacciarsi a Sanremo. Alle fatiche durante la pandemia, ma anche ai tantissimi ricordi con gli artisti che ho potuto seguire, dalla vittoria dei Måneskin a Orietta Berti, che fece un Sanremo formidabile. Sono sempre stato legato al festival, prima da spettatore e adesso da professionista: ogni anno è una nuova sfida".

Torniamo nella sua Milano. Che rapporto ha con la città che ha scelto 22 anni fa?

"Milano da una parte è respingente, dall’altra accogliente. Non si fa volere subito bene, come Roma o Venezia. Non ti sbatte in faccia la sua bellezza come Napoli, ma si svela pian piano. Io amo la Milano nascosta nei cortili. È una città che tanto ti toglie e tantissimo di dà".

I suoi luoghi del cuore?

"Ogni periodo ha il suo, ho vissuto tante Milano diverse, da studente, lavoratore, professionista. Ricordo gli uffici, i locali, il Plastic. Milano è la mia casa, che adesso ho voluto in zona Arco della pace. Certo, mi piacerebbe che fosse più green. Il problema dell’inquinamento è evidente, quanto quello dei costi sempre più proibitivi degli appartamenti. Ha attirato capitali, aziende, rischia di allontanare tutti gli altri e di diventare terra desolata la sera" .

È ancora la capitale della moda italiana?

"La moda è un business che fattura ancora numeri incredibili. Milano attira i grandi brand, ma attenzione: deve investire di più nei giovani talenti, farli crescere, creare una nuova generazione di designer indipendenti. Deve ritrovare questo ruolo".

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