MARIACHIARA ROSSI
Cronaca

Negozi storici “rovinati” dai saldi. I motivi? Avvio ritardato e inflazione

I commercianti: "Spesa media intorno agli 80 euro ma per noi è una perdita. Gli sconti? Sarebbero più utili a settembre"

Saldi: per i commercianti titolari di negozi di vicinato sono da ripensare
Saldi: per i commercianti titolari di negozi di vicinato sono da ripensare

Milano, 10 settembre 2023 – A saldi conclusi tra gli esercenti è rimasta solo rabbia e delusione. La consapevolezza di non aver potuto godere a pieno della stagione, a causa del ritardo di cinque giorni nell’avvio e di un sistema di promozione che nel 2023 continua a favorire esclusivamente le grandi catene, le quali senza troppi controlli, possono inserire in vetrina capi di stagioni passate con prezzi edulcorati senza che alcun cliente possa proferire parola.

"Ma anche l’inflazione e le effettive capacità di spesa hanno contribuito al risultato non positivo dei saldi impedendo di recuperare appieno quanto perso inizialmente. Con cadute fino al 50% in confronto al precedente anno" ha sottolineato Gabriel Meghnagi, presidente della Rete associativa vie di Confcommercio Milano. Se si fa riferimento alle vie più trafficate e prese d’assalto dagli amanti dello shopping, corso Vittorio Emanuele e Buenos Aires, il gap diminuisce drasticamente, ma rimane in negativo rispetto allo stesso periodo del 2022 "si tratta del -5% in quelle zone" spiega ancora Meghnagi.

Per par condicio, l’estremo opposto, in negativo, è rappresentato dal quartiere di Lorenteggio, nella zona sud-ovest della città, dove i lavori di costruzione della metropolitana M4, iniziati nel 2015, creano disagi nella fluidità di circolazione nelle vie, e dunque, ad esercenti ed eventuali acquirenti.

"In questo momento i nostri problemi sono legati dalla miriade di cantieri aperti che da tempo stanno impattando sulla zona: ho saputo da un post su Facebook che martedì inizieranno i lavori di piazza Frattini, avrei preferito essere avvisato dall’assessore alla mobilità Arianna Censi" commenta Massimo Monti, titolare del negozio Kasanova in via Lorenteggio e presidente di Asselor, l’associazione dei commercianti di via

"L’umore dei commercianti non può essere che negativo. Abbiamo subito tutti un calo del 20%, ma ripeto, noi non facciamo testo. Alcune mattine ci troviamo di fronte a delle sorprese inaspettate: marciapiedi che chiudono e cantieri che rimangono fermi per mesi. Spero che dopo l’inaugurazione della fermata di San Babila abbiano più a cuore la nostra area".

Tra questi due estremi - le catene di negozi giocano una competizione a parte - esiste una costellazione di attività a conduzione famigliare che sopravvivono grazie alla trasmissione della passione di padre in figlio. International shop, situato tra piazzale Loreto e Pasteur, è nato negli anni ’80, dopo i grandi numeri del suo corrispettivo a Lambrate, dall’intraprendenza di Nicola De Piano (62 anni) che oggi lo gestisce con il figlio Mattia. "Sono stato il primo a portare a Milano i Roy Roger’s e i Levi’s ma oggi i ragazzi li comprano online. I saldi a cosa ci servono? Siamo rimasti aperti tutto agosto, qualcosa si fa. Sempre troppo poco rispetto ai prezzi che offriamo".

Dello stesso parere anche i fratelli Redaelli, della boutique Calzature Redaelli che quest’anno festeggia i cento anni dalla fondazione. "I saldi servono poco o nulla a noi. A maggior ragione quest’anno che sono stati ritardati. A luglio, prima di andare in vacanza, la gente comprerebbe ugualmente, gli acquisti andrebbero sollecitati a settembre con la ripresa della routine".

Valigeria Canevari in corso Buenos Aires ha chiuso solo la settimana centrale di agosto, e se ha trovato un aspetto positivo nel periodo estivo, è stato l’incremento dei turisti che sfruttano il regime di tax free. Giorgia Munari (37 anni) con il suo Serendipity, in via Natale Battaglia, vende capi sartoriali per bimbi e adulti ma a inizio luglio ha perso la fascia dei ragazzi under 14, già partiti per il mare al momento dell’avvio dei saldi. "Non si tratta di un sistema che ci cambia la stagione: parliamo di una spesa media di 80 euro". Una situazione di emergenza che si somma alle nuove sfide che le imprese devono affrontare nell’immediato futuro "dall’efficientamento energetico, al processo di digitalizzazione e innovazione, dalla formazione, alla sostenibilità" spiega Colzani, presidente di Federmoda Milano.