MASSIMILIANO SAGGESE
Cronaca

Motta Visconti, spedizione punitiva. Le telecamere in mano alla Procura. Potrebbero incastrare gli aggressori

Punito al posto dell’amico: spogliato e malmenato, poi lasciato a terra in una pozza di sangue. Il sindaco: "Tutte le immagini dei 60 impianti sul nostro territorio a disposizione degli investigatori".

Motta Visconti, spedizione punitiva. Le telecamere in mano alla Procura. Potrebbero incastrare gli aggressori

Motta Visconti, spedizione punitiva. Le telecamere in mano alla Procura. Potrebbero incastrare gli aggressori

Il raid punitivo di Motta Visconti potrebbe essere stato “catturato“ dalle telecamere del centro cittadino. Il servizio di videosorveglianza della città che conta oltre 60 telecamere era funzionante venerdì sera della scorsa settimana, quando poco dopo le 22 è scattato il blitz punitivo. Nel mirino del “branco“ composto da una quindicina di persone arrivate a Motta Visconti con quattro auto, F.T. un un 27enne del posto con precedenti penali per un presunto debito con gli aggressori.

Al suo posto a farne le spese è stato L.G., un amico che è stato spogliato e malmenato, poi lasciato a terra in una pozza di sangue. A tal proposito è emerso che il ragazzo, punito al posto dell’amico, non era con la figlia e la moglie al momento dell’aggressione ma in compagnia di altre persone.

"Tutte le immagini delle telecamere presenti sul territorio sono a disposizione degli inquirenti ai quali abbiamo già consegnato quelle di piazza San Rocco, che funzionavano perfettamente la sera dell’aggressione. – spiega Primo Paolo De Giuli –. Motta Visconti è una città sicura sotto questo punto di vista anche grazie ai fondi della Regione e del Governo con i quali siamo riusciti a controllare tutta la città compreso i varchi di accesso. Comunque la situazione qui è sotto controllo".

Quindi, se prima del blitz non sono state manomesse le telecamere e le auto adoperate per raggiungere il centro cittadino non avevano targhe rubate gli inquirenti potrebbero trovare indizi utili per risalire agli autori. Una spedizione punitiva degna della peggiore criminalità organizzata: un giovane spogliato e picchiato a sangue in pubblico. I Comuni della zona a cavallo con la provincia pavese sono già finiti più volte al centro delle cronache.

Nel 2020 sono state arrestate e in seguito condannate sei persone. Agivano picchiando e spogliando le vittime. E proprio queste modalità riportano all‘aggressione di venerdì sera. Scesi dall‘auto, mentre i guardaspalle armati controllavano la piazza, i capi entrati nel bar per cercare il destinatario della missione punitiva gridano nome e cognome, ossia quello di F.T..

Sarebbe uno dei sei finito in carcere quattro anni fa, verosimilmente da poco tornato in libertà. Lui avrebbe un debito “pesante“, forse per droga non pagata: per questo lo cercano. Non trovando il debitore, intimano di pagare a L.G. Lui però dice di non avere i soldi e di non sapere dove si trovi l’amico. A quel punto viene trascinato fuori dal bar, costretto a spogliarsi e pestato a sangue.

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