Jo Garceau a Cinisello tra alcune delle sue incredibili creazioni Sotto Daniela Gasparini
Jo Garceau a Cinisello tra alcune delle sue incredibili creazioni Sotto Daniela Gasparini

Cinisello Balsamo (Milano), 9 novembre 2018 - Si chiama “Frimousse pour l’Unicef”  in Francia, “Adoptui Panenku” nella Repubblica Ceca, “Adoptoi Unicef Nukke” in Finlandia, “Puncka iz Cunj in Slovenia”, ma la “pigotta”, la bambola di pezza diventata simbolo internazionale dell’infanzia offesa, ha una sola madre: Jo Garceau. Una madre che si è spenta a 80 anni mercoledì sera nella sua casa di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano. Una pasionaria. Una donna che nel 1991 ebbe la geniale idea di legare la vecchia e tradizionale bambola di pezza, figlia della cultura contadina, al mondo dell’infanzia e alle attività di raccolta fondi dell’Unicef. Americana, innamorata dell’Italia che l’aveva accolta come giovane artista, cantante e insegnante, la Garceau si era inserita nella realtà di Cinisello Balsamo grazie alle sue forti convinzioni e alla sua indole decisa e inarrestabile.

Ha toccato con mano la politica locale, divenendo attivista nei gruppi della sinistra locale, ma il meglio di sé l’ha dato come volontaria dell’Unicef, ente nel quale ha lavorato sempre dietro le quinte, ma facendo parlare per sé la celebre bambola che ha portato il segno del suo lavoro in mezzo mondo.

«La sua idea geniale è stata quella di recuperare un gioco dei tempi passati per trasformarlo in uno strumento in grado di collegare i bambini delle nostre città a quelli che soffrono e che hanno più bisogno – racconta Daniela Gasparini, ex sindaco di Cinisello, che con lei lavorò al lancio delle prime pigotte – I bambini che realizzavano le pigotte erano gli stessi ai quali veniva chiesto di acquistarle per sostenere i coetanei  dei Paesi più poveri. In questo modo è riuscita a parlare della fame del mondo nelle scuole, con semplicità e chiarezza». Le prime pigotte nacquero nella cantina della Villa Ghirlanda di Cinisello, all’epoca sede della biblioteca comunale, dove Jo Garceau nell’autunno del 1991 riuniva anziani e bambini a cucire e confezionare le bambole. Jo non le vendeva, ma chiedeva alle famiglie di Cinisello di adottarle, versando un’offerta che veniva affidata all’Unicef.

Una consuetudine che si è diffusa rapidamente in tutta Europa. In più la pigotta negli anni è divenuta un vero simbolo dei diritti dei bambini, tanto che grazie ad un’altra intuizione della Garceau, l’Unicef cominciò a segnalare e a premiare tutte quelle città che si proponevano di promuovere servizi per i bambini. Da qui è nato il programma «Città amiche delle bambine e dei bambini» tuttora promosso dal’organizzazione internazionale. Il suo lavoro è stato riconosciuto dalla presidenza del Consiglio dei ministri e dal Comitato Europeo di Unicef. Una visionaria che ha conosciuto il suo momento più difficile nel 2011, quando fu costretta a chiudere il suo negozio Unicef di via Garibaldi a Cinisello, dal quale si sviluppava la rete di distribuzione delle pigotte. Già stanca e malata, venne premiata dal Comune che però non le ha mai conferito la sua massima onorificenza, la Spiga D’Oro.