MARIO CONSANI
Cronaca

L’odissea col suv elettrico da 65mila euro: autonomia dimezzata e guasti a ripetizione

L’acquisto di una (problematica) Mercedes EQB finisce con la restituzione dei soldi dopo mesi di guai

Ricarica di un suv elettrico

Ricarica di un suv elettrico

Milano – “Green“ al volante fa bene al mondo, ma può anche complicare la vita degli umani. Uno di loro decide di investire nell’acquisto di un’auto elettrica (per la salute del pianeta e perché va anche un po’ di moda) e dal momento che se lo può permettere sceglie un suv della Mercedes, nome che gli sembra una garanzia.

A.T. adocchia dunque un esemplare (modello EQB) totalmente elettrico, prezzo di poco superiore ai 65mila euro e a fine novembre scorso lo acquista con entusiasmo in una concessionaria bresciana del marchio tedesco. Ma da quel momento parte la sua odissea tutt’altro che ecologica.

Stando alle virtù vantate da chi ha curato l’offerta, quel suv dovrebbe essere in grado di percorrere senza scaricarsi ben 400 chilometri. Una libidine per chi è al volante, considerato che a tutt’oggi non sono ancora così frequenti le colonnine di ricarica elettrica lungo gli itinerari anche autostradali.

Peccato però che fin dai primi viaggi le prestazioni dell’auto appaiano al di sotto delle aspettative autorizzate dalla pubblicità. Secondo l’acquirente, la Mercedes nuova nuova non arriverebbe nemmeno a 200 chilometri percorsi con un “pieno“. Un disagio non da poco, evidentemente.

Ma non è tutto. Perché a metà gennaio una mattina nella vettura di A. si accende sul cruscotto la spia “aggiunta liquido di raffreddamento“ e l’auto decide di non mettersi più in moto. Che per un suv di quel valore, dopo appena un mese e mezzo dall’acquisto, non è proprio indizio di grande salute. Difatti deve intervenire il carro attrezzi che conduce tristemente l’EQB nell’officina Mercedes di via Tito Livio. Dove l’ “elettrico“ resterà a curarsi per due settimane.

Nel frattempo, il proprietario che è senz’altro green ma comincia ad avere cattivi pensieri, si tutela rivolgendosi agli avvocati Nicola Brigida e Ugo Carnevali. Anche perché, ritirata l’auto in officina dopo il lungo stop e avviatosi verso casa, ha dovuto fare dietrofront in tempo reale per l’accensione a sorpresa della spia “vettura con trazione ridotta“.

Morale della favola , dopo scambi di lettere non proprio entusiaste tra legali di acquirente e venditore, di fronte all’ammissione dell’officina sulla necessità di sostituire in blocco il propulsore elettrico (in pratica l’intero “motore“), A. ha accettato di risolvere il contratto e riavere indietro i 65mila e rotti euro che il suv gli era costato. E arrivederci “green“.

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