La food designer milanese Giulia Soldati (foto di Ingrid Taro)
La food designer milanese Giulia Soldati (foto di Ingrid Taro)

Milano, 8 aprile 2018 - Spaghetti caldi versati sulle mani, conditi con bottarga, sugo di pomodoro o altri sapori. Olio extra vergine d’oliva che cola dalle dita, formaggio con miele e marmellata, dolci da assaporare con una spruzzata di gin. Cene dove leccarsi le dita e mangiare con le mani non è segno di maleducazione, ma «espressione di un nuovo rapporto con il cibo», un ritorno alle origini che oltre al gusto e alla vista mette in gioco il tatto, un senso solitamente trascurato nell’arte dello stare a tavola. 

Giulia Soldati, 27 anni, food designer milanese «innamorata del cibo», ha lanciato il progetto ConTatto, che si traduce in cene dove si mangia senza piatti e posate, amplificando le percezioni sensoriali legate al mondo del cibo. Serate in ristoranti o case private, incontri aziendali, meeting ed eventi legati al mondo del design. Dopo una laurea in Design del prodotto alla Nuova Accademia di Belle Arti (Naba) di Milano, Giulia si è iscritta a un master alla Design Academy a Eindhoven, nei Paesi Bassi. Dalla tesi finale è nata l’idea del progetto ConTatto che, per Giulia, è diventato anche un lavoro. 

«Nel mio progetto di tesi ho messo in discussione il rapporto che abbiamo con il cibo - racconta - e ho provato ad eliminare le barriere fisiche e culturali rappresentate dai piatti e dalle posate, oggetti che creano una distanza tra il corpo e gli alimenti. La mano diventa uno strumento, che consente di percepire temperatura, consistenza e anche il peso del cibo. ConTatto è diventato una cultura culinaria, e un’esperienza sensoriale con le proprie gestualità, significati ed etichette attorno alla tavola».  Le cene sono quasi una cerimonia, con gesti studiati, una coreografia e la lentezza necessaria per tastare e assaporare gli alimenti, abbinati a vino o altre bevande. Pasta, carne o pesce - piatti caldi o freddi, per vegani o per “onnivori” - vengono preparati al momento, con prodotti freschi e di qualità. Poi Giulia si avvicina ai commensali in piedi attorno al tavolo e versa le portate sulle loro mani, sul palmo o sul dorso, sfruttando a volte anche il braccio. Per mangiare bisogna avvicinare gli arti alla bocca, dimenticandosi delle convenzioni. Ci sono sfoglie di mozzarella con pomodoro e melanzane, spaghetti, verdure di stagione, fino ad arrivare al dessert con gelato, frutta, miele che cola dalle dita. «Cerco di proporre menu con ingredienti di stagione - spiega Giulia Soldati - mentre alcuni piatti, come quelli a base di pasta, rimangono fissi. Mangiare con le mani ci permette di assaporare il cibo ancora prima che arrivi alla bocca».  Un ritorno alle origini del cibo e anche all’infanzia, alla percezione del pane appena sfornato o del cioccolato che lascia il suo aroma sulle dita. Rimandi ad altre culture, dove i commensali prendono il cibo dal piatto direttamente con le mani, senza l’intermediazione delle posate. Il progetto ha mosso i primi passi nel 2016 a Milano, città da sempre attenta alle nuove tendenze. 

Con il tempo è cresciuto, diventando un lavoro che ha permesso a Giulia di coniugare la passione per il design e quella per la cucina, partecipando a festival in Europa e collaborando con cuochi italiani. Tra i locali che ospitano la ConTatto Experience il ristorante vegano Soulgreen di Milano e il Koinè Restaurant di Legnano (il 17 maggio), con chef Alberto Buratti. In altre location si tengono cene aziendali, eventi privati che per i partecipanti si traducono in una insolita e curiosa esperienza. «La base è a Milano e in Lombardia - prosegue Giulia - ma si è creato un movimento e interesse anche in altre zone d’Italia. A giugno, inoltre, porterò la ConTatto Experience a Berlino, con una performance in occasione dell’evento sul design e il futuro del cibo Food Revolution 5.0. A settembre andrò in Francia, per partecipare a un’altra iniziativa». L’ultima frontiera è quella dei cocktail. Giulia Soldati, infatti, sta studiando abbinamenti con superalcolici, da gustare rigorosamente utilizzando le mani. Una «celebrazione sensoriale del cibo» e di un’azione che tutti compiono quotidianamente, quella di mangiare. Un’idea per sfruttare il tatto in cucina, ampliando la gamma dei sensi che entrano in gioco quando ci si siede attorno a un tavolo.