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SIMONA BALLATORE
Cronaca

Lo studio per l’autismo Più autonomi in metrò con mini-avatar, visori e realtà aumentata

Il progetto di Politecnico con psicologi e terapisti: 27 ragazzi coinvolti

Lo studio per l’autismo  Più autonomi in metrò  con  mini-avatar, visori  e realtà aumentata
Lo studio per l’autismo Più autonomi in metrò con mini-avatar, visori e realtà aumentata

di Simona Ballatore

"La tecnologia non si arrabbia, è prevedibile, può creare un ambiente sicuro dove allenare abilità utili alla vita quotidiana, come prendere il metrò o il treno". I ricercatori del Politecnico di Milano e le terapiste di Fondazione Sacra Famiglia e Irccs E. Medea - Associazione La Nostra Famiglia sono partiti da qui per sviluppare e sperimentare il progetto 5A, pensato per ragazzi con spettro dell’autismo: 27 di loro (dai 16 ai 30 anni) hanno preso parte alla ricerca, insieme ai loro famigliari e caregiver e a otto terapisti. Il progetto - che è stato reso possibile anche con il contributo di Fondazione Tim - mette insieme realtà virtuale, aumentata e agenti conversazionali. "Nella realtà virtuale, in un ambiente protetto, facciamo training: si ripetono le azioni per acquistare il biglietto, selezionare il tragitto, prendere il mezzo e arrivare a destinazione - spiega Franca Garzotto, docente di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni al Politecnico di Milano e Responsabile Scientifica di 5A –, ma la simulazione non basta. Per trasporre tutto nella vita quotidiana, più complessa e sovraccarica di stimoli, diamo un supporto con la realtà aumentata e con un agente conversazionale". L’attrezzatura è low cost, basta un visore e uno smartphone o un tablet: le informazioni visive, nella realtà aumentata, appaiono come sovrapposte alla visione dell’ambiente e aiutano le persone a capire come muoversi. Grazie anche ad elementi che già hanno conosciuto nella realtà virtuale come le frecce e il mini avatar blu tondeggiante che li accompagna anche con la voce stimolandoli quando restano troppo tempo in silenzio. "Se il tuo cervello si ancora a qualcosa che hai già visto ti dà più tranquillità anche se le situazioni sono diverse e le stazioni del treno non saranno mai uguali", sottolinea Garzotto. "I ragazzi hanno tollerato bene il visore, la tecnologia è accattivante per loro - sottolinea Mariantonia Tedoldi, psicologa della Fondazione Sacra Famiglia –. Sono migliorati nelle autonomie e il fatto di essere coinvolti e interpellati ha fatto sì che si sentissero protagonisti, con ricadute positive anche nell’autostima".

Il progetto è stato sviluppato nell’arco di due anni e portato avanti in piena pandemia. Nove i gruppi di ricerca del Politecnico coinvolti, tra ingegneri e interaction designer. Sei i mesi di sperimentazione sul campo con ragazzi e terapisti, concentrati sul tema mobilità. "La tecnologia che abbiamo creato sembra aiutarli davvero a usare i mezzi pubblici in modo più sicuro e consapevole", conclude Garzotto, presentando i risultati e lanciando la sfida: "In futuro vorremmo aiutare le persone con spettro dell’autismo ad affrontare la complessità anche in altri contesti, dalla scuola al supermercato. Un ragazzo ce lo ha chiesto esplicitamente: “Voglio andare, finalmente, a fare la spesa da solo“. Speriamo in un investimento su larga scala per creare contenuti e scenari".