ANDREA GIANNI
Cronaca

"Licenziata per una frode inesistente": è guerra con i sindacati

La dipendente accusata di aver falsificato un documento. Lei si difende: "Ho agito in buona fede"

Ricerca nel settore chimico e farmaceutico

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Per l’azienda il licenziamento è motivato dalla «manomissione del modulo di adesione al fondo previdenziale» Fonchim del settore chimico e farmaceutico, in sostanza un sospetto tentativo di frode. La dipendente lasciata a casa, storica delegata sindacale Uiltec, parla però del tentativo di eliminare una voce “scomoda“ nel quartier generale milanese della casa farmaceutica Boehringer ingelheim. E i colleghi si sono schierati dalla sua parte con stato d’agitazione e quattro ore di sciopero per chiedere l’immediato reintegro, concluso con la scelta dei delegati di Cgil, Cisl e Uil di lasciare l’incarico. Un episodio che ha innescato una battaglia fra i sindacati e il colosso che solo a Milano conta circa 600 addetti, fra dipendenti diretti e informatori farmaceutici. 

La lavoratrice, Fabiola De Pirro, è entrata in Boehringer ingelheim nel 2000, dopo la laurea in farmacia, fino al licenziamento «inaspettato e pretestuoso». Licenziamento motivato da un documento che secondo l’azienda sarebbe stato falsificato per retrodatare al 2001 l’iscrizione al fondo previdenziale, che dagli archivi della Boehringer ingelheim sarebbe scattata invece dal 2010, ottenendo quindi un vantaggio economico. «Ho prodotto tutte le giustificazioni – racconta Fabiola De Pirro – probabilmente si è trattato di un pasticcio con i documenti. Ho agito in assoluta buona fede».

Giustificazioni che all’azienda non sono bastate, perché dopo una audizione è arrivata la lettera di licenziamento motivata dalla «rottura del rapporto di fiducia» con la dipendente. «Non possiamo accettare – sottolinea Fabio Pennati, segretario generale della Uiltec Lombardia – che venga calpestata la dignità di una lavoratrice per una questione infondata. Impugneremo il licenziamento e siamo fiduciosi che la verità possa essere ripristinata». La vicenda avrà quindi uno strascico in Tribunale. E, in attesa della decisione del giudice, Fabiola De Pirro resta senza lavoro. Intanto l’azienda non sembra intenzionata a fare un passo indietro. «Tutte le decisioni relative ai rapporti di lavoro – spiega – vengono prese nel rispetto dello Statuto dei lavoratori e del contratto collettivo nazionale».