La lettera di Silvia Stoyanova, che vuole vedere Taylor Swift dal vivo: “Tutti hanno diritto di realizzare un sogno”

La ragazza lotta per concerti più accessibili ai disabili e ha scritto un lungo sfogo dopo un ricovero: “Gli organizzatori dell’evento non mi hanno mai chiamata”

A sinistra Taylor Swift, a destra Silvia Stoyanova

A sinistra Taylor Swift, a destra Silvia Stoyanova

Milano – Il sogno di poter vedere per la prima volta Taylor Swift dal vivo, una petizione che ha superato le 41mila firme per chiedere che i concerti di San Siro siano più accessibili alle persone con disabilità, l’impegno ai tavoli ministeriali. Oggi Silvia Stoyanova combatte una battaglia più dura, è stata appena dimessa dall’ospedale dopo giorni complicati. Sta ascoltando “Long live” e scrive una lettera, che ci chiede di pubblicare. Eccola.

"Per diversi giorni mi hanno ricoverata, mi hanno rivoltata come un calzino e, come per tutti, questo è doloroso non solo a livello fisico ma anche psicologico. Ti fa riflettere tanto e ti porta a farti tante domande. Su te stesso e sugli altri… Nonostante tutto, che sia tra le quattro mura di casa o che sia tra le quattro mura di un ospedale, ci terrei a dire che non bisogna mai smettere di lottare per un sogno o di cercare di realizzare un desiderio perché tutto questo, insieme alle cure, ci tiene vivi. 

Quello che è un pensiero doloroso è il fatto che ci sono persone in giro per il mondo che stanno utilizzando le loro conoscenze e risorse per potermi aiutare… Perché vogliono a tutti i costi sapermi al concerto di Taylor Swift a Milano il 14 luglio… Tutto questo è commovente perché sono persone che non conosco, che non ho mai visto e che forse non vedrò mai, eppure stanno investendo tempo ed energia per realizzare un mio sogno. Non trovi straordinario tutto questo? Poi però mi guardo intorno e c’è un po’ di amarezza… mi guardo intorno e vedo il popolo italiano, quelle splendide persone che hanno firmato la mia petizione, voi giornalisti che non avete avete mai mancato nel sostenermi, aiutando a dare voce a una ragazza che non ha mai avuto una voce. Tutte quelle persone che sui social mi scrivono incoraggiandomi e dicendomi “tu a quel concerto ci devi essere e ci sarai “… come se non esistesse alternativa… Ecco, voi siete il sostegno più grande che abbia ricevuto…

L’amarezza sta nel fatto che non ho mai ricevuto un vero proprio sostegno da parte di chi avrebbe voce in capitolo qui in Italia… non ho mai ricevuto una telefonata di qualcuno che, avendo le possibilità, mostrasse il desiderio di aiutarmi ad assistere a quel concerto realizzando così il mio sogno più grande… Cosa chiedo in fondo? Non chiedo un biglietto, non chiedo soldi, non voglio che nessuno mi regali niente… ho semplicemente bisogno di qualcuno che mi aiuti a realizzare una cosa per cui ho anche pagato con tanti sacrifici…

Un’altra amarezza è, anche se non mi aspettavo andasse diversamente, il fatto che gli organizzatori, nonostante l’anno scorso pubblicamente abbiano detto che tengono alle persone fragili e che sicuramente mi avrebbero contattato, non si siano mai fatti sentire. Questo come dovrebbe far sentire una persona? Mi chiedo nel 2024 dove sia andato a finire il senso di umanità e di empatia nei confronti dei più deboli… Forse semplicemente svanisce quando si tratta di soldi…

Ovviamente c’è tutto il lavoro della ministra Locatelli che ringrazio e che sono certa porterà i suoi frutti, ma non a breve termine, sicuramente non entro il 14 luglio del 2024. Per questo chiedo pubblicamente se qualcuno, oltre le centinaia di migliaia di persone in Italia che mi sostengono, abbia voglia di realizzare un sogno dando valore all’umanità, all’amore per il prossimo, ma soprattutto qualcuno che capisca che tutti abbiamo il diritto di realizzare un sogno, perché vale più del denaro e delle restrizioni. E mi rivolgo alla famiglia Swift, che so che per via traverse leggerà, chiedendo di non abbandonare una loro swiftie… Combattiamo i draghi con Taylor da sempre e, in questo momento, chiedo di aiutarmi a realizzare un sogno che vale un’intera guerra".

Silvia Stoyanova

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