Le età del latte e l’eredità della tolleranza

Claudio Negri riflette sul suo crescente consumo di latte, emulando il padre che ne faceva un rito quotidiano. Un'ode alla tolleranza al lattosio e alla semplicità alimentare che si tramanda di generazione in generazione.

Negri

Latte: più invecchio, più ne sento il bisogno. È vero che, con l’età, si diventa come i nostri genitori. Papà Pierino adorava il latte. Una devozione alimentare semplice, ascetismo padan-tibetano. Nel suo amare il latte, celebrava senza saperlo troppo la saga antica della tolleranza al lattosio, sviluppata molti millenni fa nelle steppe dell’Asia dai primi allevatori. Tolleranza ciondolante dai generosi capezzoli delle vacche - sacre e non - in lenta transumanza fino al cuore brado dell’Europa preistorica. Così come in ogni altra parte del mondo, dietro a mandriani e a pastori. Sto divagando. Volevo solo dire che, in quanto a consumo di latte, arrivo ormai a emulare il mio povero papà. Lui, al mattino, officiava con una grande tazza tiepida traboccante, nella quale intingeva con devozione bocconi di pane raffermo. "A volte – mi aveva confessato - quando vado a nanna, se penso alla colazione del giorno dopo, be’, mi sento felice". E me lo diceva quasi con pudore. Giovane e sciocco, io scuotevo il capo: consideravo la sua tazza un residuo di rito arcaico. Perché del latte ritenevo di fare un uso e consumo più moderni. A quei tempi ero ancora concentrato sul neolitico. Rientravo dalle scorribande di cacciatore-raccoglitore aprendo il frigo e attaccandomi a garganella al cartone. Lo stile James Dean in Gioventù Bruciata faceva imbestialire la mamma: "Non berlo così freddo, rischi una congestione!". Ma era come dirlo, appunto, a James Dean. Maturando, sono però approdato a una colazione lattea simil paterna, con qualche variante dovuta alla mollezza dei moderni costumi: nella caraffa (sì, uso una caraffa da birra) oltre al latte metto yogurt e crusca. Sicché lappo felice, mentre l’enzima di mucca mi gorgoglia innocuo dall’esofago al piloro. E mentre bevo, tutto contento, a volte ripenso a quell’illustre portatore di tolleranza al lattosio, il cavaliere Antonius Blok del Settimo Sigillo: "Porterò con me questo ricordo, delicatamente – dice a Mia, moglie del saltimbanco che gli ha offerto fragole e latte – come se fosse una coppa di latte appena munto, che non si vuole versare. E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere..."

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