La vasca del Parco Nord. Le paratoie anti-piena e 149 ore per ripulire e pompare acqua pulita

Il bacino è entrato in funzione: ha una capacità di 250mila metri cubi. Per 320 giorni l’anno sarà un lago artificiale con uccelli e pista ciclabile. Granelli: ora andare avanti con i lavori per realizzare gli altri tre invasi.

La vasca del Parco Nord. Le paratoie anti-piena e 149 ore per ripulire e pompare acqua pulita

La vasca del Parco Nord. Le paratoie anti-piena e 149 ore per ripulire e pompare acqua pulita

di NicolaPalma

L’ultima esondazione di una serie infinita, la numero 118 del Seveso in meno di mezzo secolo, è avvenuta il 31 ottobre scorso e ha mandato in tilt tutta l’area che da Niguarda scende fino a piazzale Lagosta, coinvolgendo pure l’Isola e la stazione ferroviaria Garibaldi. Strade come fiumi. Cantine e negozi allagati. Traffico completamente in tilt. Residenti e commercianti costretti per l’ennesima volta ad armarsi di spazzoloni e secchi per tirar via acqua e fango. Solite polemiche sulle responsabilità e sui cantieri in perenne ritardo.

La vasca in funzione

Ora, a meno di due mesi da quell’alluvione che ha provocato decine di milioni di euro di danni, la vasca del Parco Nord, parte di un sistema di quattro invasi, è entrata in funzione: il bacino al confine tra Bruzzano e Bresso è oggi un laghetto artificiale con acqua di prima falda pulita e isole galleggianti con vegetazione e uccelli acquatici, ma è pronto in caso di piene a diventare l’ultimo argine protettivo per la metropoli con i suoi 250mila metri cubi di volume. "La vasca c’è", ha affermato ieri l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli durante un sopralluogo con i tecnici di MM spa, che per conto di Palazzo Marino ha curato progettazione, gara d’appalto e direzione lavori del bacino di laminazione terminato in tre anni e cinque mesi (il cantiere è stato aperto il 20 luglio 2020) e costato 31 milioni di euro (rispetto ai 30 inizialmente previsti, di cui 20 stanziati dal Comune e 10 dalla Regione). Un piano concepito nel 2014, ai tempi della task force "Italia Sicura" del Governo Renzi, e che ora arriva a una prima decisiva svolta. "L’opera è pronta e funziona", ha aggiunto l’esponente della Giunta Sala, pur ricordando che si tratta solo di un primo tassello a cui ne vanno aggiunti altri per completare il puzzle. Per comprendere l’importanza strategica di questo bacino, basta dire che se fosse stato attivo il 31 ottobre avrebbe dimezzato la durata dell’esondazione da sei a tre ore. Già nei giorni successivi a quell’evento, il Comune aveva deciso di avviare una sorta di esercizio provvisorio della vasca per i casi di emergenza, in attesa dei collaudi finali e della conclusione dell’iter burocratico per il definitivo via libera. Ora è tutto pronto.

Come funzionerà

Per circa 320 giorni su 365, ha aggiunto il direttore Servizio idrico di MM Andrea Aliscioni, l’area "manterrà la funzione paesaggistica e ricreativa", con il laghetto artificiale e un percorso perimetrale che potrà essere usato anche come pista ciclabile. In caso di allarme meteorologico, il laghetto verrà svuotato dei suoi 24mila metri cubi d’acqua (un decimo della portata massima dell’invaso) a una velocità di due metri cubi al secondo (3 ore e 20 minuti il tempo necessario). Poi, ha spiegato Granelli, "i tecnici inizieranno a movimentare due gruppi di paratoie". Quelle che sono montate sopra il corso normale del fiume "verranno abbassate per “strozzare” la piena e indirizzare l’acqua in eccesso verso il bacino"; allo stesso tempo, quelle posizionate all’imbocco della vasca "verranno spalancate per far entrare l’acqua fino a un massimo di 250mila metri cubi" e a un’altezza-limite di 9 metri.

I tempi

Ad allerta rientrata, l’acqua verrà reimmessa nel Seveso in un tempo massimo di 35 ore. Poi partiranno i lavori di ripulitura del fondo dal fango che si depositerà (due giorni), con mezzi che scenderanno dalle rampe per spazzare la base di cemento prima di riempire nuovamente l’invaso con acqua di falda (due giorni e 18 ore). In totale, secondo le stime, la fase successiva all’esondazione verrà gestita in 6 giorni e 5 ore, o 149 ore se preferite, di cui 35 per lo svuotamento, 48 per il lavaggio e 66 per il ripristino delle condizioni normali.

I numeri

Dal 1975 a oggi, il torrente che viene giù dal monte Sasso e che si inabissa sotto la città in via Ornato è fuoriuscito dal tratto tombinato con una media di due volte e mezza all’anno; solo tra il 2010 e il 2023, è accaduto più di venti volte, con il picco delle sei esondazioni del 2014. Cifre che, in assenza di rimedi definitivi, rischiano di crescere nel prossimo futuro, gonfiate dagli inevitabili effetti dei cambiamenti climatici.

Il piano anti-piene

Il progetto complessivo prevede la realizzazione di altri tre invasi, parte di un piano da 142 milioni di euro, di cui 112 finanziati dal Governo, 20 dal Comune di Milano e 10 dalla Regione; senza dimenticare gli altri 23 investiti da Palazzo Lombardia per il potenziamento del canale scolmatore di nord-ovest (quello che parte dal Seveso tra Paderno Dugnano e Palazzolo) e i 7,6 milioni arrivati dallo Stato nel 2019 per consolidare il Redefossi (il canale sotterraneo dove viene confluita l’acqua del Seveso a Milano). In tutto, più di 170 milioni di euro.

Il cronoprogramma

Detto della vasca di Bresso, restano gli altri tre invasi da completare a Senago, Lentate e Paderno Dugnano. Quando entreranno in funzione? Secondo l’ultimo cronoprogramma, comunicato lo scorso 15 settembre dalla Regione, "la vasca di Senago entrerà in esercizio nella primavera del 2024". Per quella di Lentate, l’intervento è stato avviato, mentre per quella di Paderno è in corso la progettazione. "Ora bisogna andare avanti con i lavori senza perdere un giorno di tempo – ha chiosato Granelli – per completare tutte le opere: servono soldi per l’ultimo intervento, da chiedere e reperire dai fondi nazionali a disposizione".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro