La Statale al voto, la prorettrice Marina Brambilla: “Mind e Città Studi saranno centri di sapere”

Cinquant’anni, insegna Linguistica tedesca all’Università. Si candida a rettrice con “l’obiettivo primario della crescita del nostro ateneo”

Marina Brambilla

Marina Brambilla

Milano – Marina Brambilla, 50 anni, insegna Linguistica tedesca all’Università Statale, dove da vent’anni si occupa anche della parte più gestionale e operativa. Dal 2012 al 2014 è stata delegata del rettore Gianluca Vago per l’Erasmus e, dal 2014 al 2018, per Orientamento e Placement. Dal 2018 ha messo in campo le sue competenze anche all’interno della squadra di Elio Franzini, in qualità di prorettrice per la Programmazione e l’Organizzazione dei Servizi. Presiede l’Osservatorio per il Diritto allo Studio, che ha ideato.

Perché ha deciso di candidarsi a rettrice?

"Vedo la Statale, con la sua eredità di valori e con la sua visione sperimentale, pronta per un cambio di passo della sua storia. Mi candido dopo una riflessione approfondita e un dialogo ampio e continuo con le componenti della comunità accademica, che continuerò ad ascoltare: è il mio modus operandi. L’obiettivo primario è la crescita del nostro ateneo: metterei a servizio la conoscenza approfondita, acquisita in questi anni, del progetto di Campus Mind e del piano di rigenerazione di Città Studi, per trasformarli realmente in centri del sapere e punti di riferimento per tutte le scienze, a livello nazionale e internazionale".

Le altre sfide?

"La valorizzazione della ricerca scientifica dell’ateneo, già altamente qualificata, la costruzione di nuove infrastrutture didattiche all’avanguardia, il consolidamento dei poli di medicina nel territorio, rafforzando i rapporti con il sistema sanitario nazionale. Docenti, personale, studenti: il mio pensiero va a ogni persona che contribuisce al funzionamento della Statale, una macchina complessa che è al servizio del progresso del Paese".

Come rispondere alla crescita impressionante delle università telematiche?

"Dobbiamo uscire da una contrapposizione tra presenza e distanza. Siamo un ateneo che ha le sue radici e la sua qualità nell’incontro, nel confronto e nel dialogo in presenza, ma non deve chiudersi alla possibilità di utilizzare tutte le nuove tecnologie. Non deve essere una corsa dietro le telematiche e neppure un alibi: non si può creare un doppio canale tra chi può permettersi di venire a Milano a studiare e chi no, dobbiamo essere in grado di accogliere tutti i fuorisede e, al contempo, dare opportunità agli studenti lavoratori".

Come valorizzare la ricerca?

"Il momento attuale rappresenta un unicum dal punto di vista dei finanziamenti, anche grazie agli ottimi risultati ottenuti da Unimi nei bandi del Pnrr. Ma ci sono ampi margini di miglioramento e di crescita: il sostegno alla ricerca si deve declinare non solo in termini di risorse economiche e di personale, ma anche di miglioramento delle condizioni di lavoro, in modo che ricercatrici e ricercatori, anche i giovani appena reclutati, possano esprimere al meglio il proprio potenziale". 

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