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16 mag 2022

"La mia schiena rotta dal 2015. Mi hanno messo a lavorare in piedi"

La malattia professionale lo ha relegato ai margini "Una vita a sollevare pesi e ora pago io tutte le terapie"

16 mag 2022
andrea gianni
Cronaca
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Angelo Ceccato
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Angelo Ceccato

 

"Il mio calvario è iniziato nel 2015 e non è più finito: andrò in pensione con la schiena a pezzi". Angelo Ceccato, 58 anni, si è rovinato la schiena lavorando per una vita nel magazzino di una ditta metalmeccanica a Cusago, alle porte di Milano. La sua è una malattia professionale, contratta dopo anni a sollevare pesi e caricare merce con posture incongrue, che lo ha di fatto relegato ai margini.

Angelo Ceccato, quando ha avvertito i primi problemi?

"Nel 2015, dopo 41 anni e mezzo di lavoro nella stessa azienda, ho iniziato ad avere problemi alla schiena e mi sono bloccato con il nervo sciatico. Prima di allora non avevo mai avuto dolori. Le condizioni sono peggiorate rapidamente: grazie all’assistenza della Cgil ho potuto effettuare visite da ortopedici e neurologi, Tac e risonanze alla Clinica del lavoro. Nel 2019, infine, la mia è stata riconosciuta come malattia professionale. Intanto, in azienda, sono iniziati i problemi".

Di che tipo?

"Visto che non potevo più stare sui muletti e lavorare in magazzino mi hanno messo nel reparto montaggio, costretto a stare in piedi tutto il giorno. Un evidente tentativo di spingermi al licenziamento, cogliendo l’occasione anche per togliere di mezzo uno storico delegato sindacale. Dicevano che non avevo voglia di lavorare, hanno fatto una campagna denigratoria scatenandomi contro anche una parte dei colleghi. Ho resistito e ho ottenuto che adeguassero, almeno in parte, la mia postazione di lavoro. Sono però sempre in montaggio, e ci rimarrò fino alla pensione, nonostante il fatto che alle 13.30 la schiena comincia a farmi male".

Sta seguendo terapie?

"Faccio ore di ginnastica, massoterapia, interventi conservativi per evitare che le condizioni peggiorino".

Chi sostiene le spese?

"Pago tutto io, perché sono interventi non mutuabili. Ogni anno spendo da 500 fino a 800 euro per visite e terapie a pagamento".

È riuscito a risalire alle cause della sua malattia?

"È dovuta ad anni trascorsi a sollevare pesi e movimentare carichi con posture incongrue.

Le conseguenze si sono fatte sentire all’improvviso, e ho pagato sulla mia pelle tutte le negligenze e la mancanza di formazione. Nel 2015 avevo un figlio di quattro anni, e non potevo nemmeno prenderlo in braccio perché ero completamente bloccato. Questo è un brutto ricordo che mi è rimasto impresso".

 

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