No alle trascrizioni per i figli di due donne, la mamma arcobaleno: “Così si cancella una genitrice”

Parla Angela Diomede, referente lombarda dell’associazione che riunisce le famiglie composte da partner dello stesso sesso: c’è un vuoto legislativo da colmare al più presto

Palloncini rosa, simbolo delle famiglie arcobaleno; a fianco, Angela Diomede (a sinistra) con la compagna Tatiana e la loro bimba

Palloncini rosa, simbolo delle famiglie arcobaleno; a fianco, Angela Diomede (a sinistra) con la compagna Tatiana e la loro bimba

Milano, 6 febbraio 2024 – "Non possiamo che provare amarezza e rabbia. Siamo rimasti male per questa ennesima sentenza che non riconosce un diritto, che con una facilità estrema cancella un genitore. Nello stesso tempo però pone l'accento su quello che noi evidenziamo da anni: c'è un vuoto legislativo che deve essere colmato al più presto".

A parlare è Angela Diomede, referente lombarda dell'associazione Famiglie Arcobaleno, mamma insieme alla sua compagna Tatiana di una bimba di 6 anni.

La Corte d'Appello di Milano non ha riconosciuto la trascrizione dell'atto di nascita di figli di tre coppie di donne nati con procreazione assistita effettuata all'estero. Solo la madre biologica è considerata "madre". Un passo indietro?

"Altroché. Perché a livello giuridico-amministrativo è stato rimosso un genitore, con una sentenza che cancella un atto amministrativo del Comune. È sconvolgente. Eppure queste famiglie nella realtà esistono e nessuno può pensare di cancellare una mamma della coppia: entrambe fanno parte della vita del bimbo e sono tutte e due genitrici, anche colei che non partorisce il figlio ma che insieme all'altra lo ha desiderato fin dal principio, lo cresce ed è sempre presente. Non si tiene conto della ‘intenzionalità’ della mamma non biologica, che è parte fondamentale di un progetto di vita comune. Di un progetto di famiglia, esattamente come succede per le coppie eterosessuali. Soprattutto, con questa sentenza non si tiene conto del diritto dei minori: alcuni sono fortunati e altri no, a seconda di quando e dove nascono? A seconda del pensiero del giudice di turno? Non può essere così".

Per questo ritiene così importante che si arrivi a una legge?

"Esatto. E lo dice la stessa Corte d'Appello, riconoscendo che questa materia così complessa richieda l'intervento del legislatore. In sostanza, ci vuole una legge che stabilisca una volta per tutte come procedere, altrimenti si andrà avanti con battaglie legali e si resterà sempre in balìa di giudici che possono anche ribaltare sentenze precedenti. Noi chiediamo questo da un anno e mezzo, a livello nazionale e non solo per Milano. Serve una legge dello Stato. La legge deve colmare anche la discrepanza che c'è tra coppie omosessuali ed eterosessuali sulla procreazione assistita".

Cioè?

"In Italia le coppie eterosessuali possono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita anche con un patrimonio genetico esterno (quindi con donatori esterni, sia uomini e sia donne, a seconda dei casi). Le coppie omosessuali possono farlo solo all'estero. Tra l'altro ci sono vari metodi, per esempio quello della ‘Ropa’, una fecondazione effettuata con due donne: una dona gli ovuli e l'altra porta avanti la gravidanza. E in questo caso, mi chiedo, qualcuno avrebbe il coraggio di ‘cancellare’ una mamma? Quale delle due? Ribadisco: urge una legge". 

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