MARIANNA VAZZANA
Cronaca

Incendio ad Affori, addio a Giuseppina: il figlio morto fu il simbolo della strage dell’eroina

Incendio nella casa di via Armellini a Milano, la 92enne è rimasta in trappola. Quartiere in lutto: "Quella donna aveva sofferto moltissimo". La foto del 1979 scattata in via Livigno con il prete che benedice è virale

La benedizione del prete sul corpo di Dario Rizzi (Spazio70.com)

La benedizione del prete sul corpo di Dario Rizzi (Spazio70.com)

Le fiamme improvvise. Il disperato tentativo di mettersi in salvo. Ma Giuseppina Manzoni non ha avuto scampo: è morta a 92 anni nella sua casa, vittima dell’incendio divampato mercoledì alle 13.30 in via Armellini 10/1 nel quartiere di Affori, periferia nord di Milano.

La donna, vedova da anni, viveva sola, al terzo piano di un complesso della cooperativa Abitare. "Risiedeva qui da decenni – racconta una vicina – e per tutti noi era Pinuccia. Una signora mite. Aveva problemi di deambulazione e usciva poco di casa. Camminava aiutandosi con un bastone".

Ma c’è di più. "Le volevamo tutti bene. Aveva sofferto molto – dice Luigi Ripamonti, che è la “memoria storica“ di Affori, coetaneo della signora Giuseppina –. Uno dei suoi figli era morto negli anni Settanta per overdose". Si chiamava Dario Rizzi.

Un commerciante della zona mostra sul cellulare quella che è diventata la foto-simbolo di quegli anni bui, in cui si vede il corpo di un giovane morto a 16 anni (ne avrebbe compiuti 17 a gennaio) la notte del 29 dicembre del 1979. Quello di Dario. Lo scatto cattura il momento in cui un prete benedice il ragazzo, che è su una panchina di via Livigno, accanto alla chiesa di San Nicola.

"È stato un dolore enorme, sia per lei che per il marito Riccardo – spiega chi la conosceva –, noto nel quartiere perché aveva un laboratorio di orafo". Il testimone dell’attività è stato poi raccolto dall’altro figlio della coppia. "Siamo sconvolti per quello che è capitato alla signora Giuseppina, non meritava di morire in questo modo. Al figlio esprimiamo la nostra vicinanza".

La storia di Dario Rizzi non è mai stata dimenticata e circola ancora sul web, ripresa dal portale “Spazio70.com“ e postata sui social insieme alla foto, con l’obiettivo implicito di tenere alta l’attenzione sul problema della tossicodipendenza e di aiutare chi cade in trappola. Giovani e non. "Con la morte di Dario Rizzi sale a 127 il numero dei morti per droga in Italia nel 1979 – ricorda Spazio70.com –. Nel 1980 saranno 206, un numero impressionante ma destinato a salire drasticamente, di anno in anno, raggiungendo l’apice nel 1996 con oltre 1500 decessi in un solo anno, una triste vetta per ora mai più raggiunta nel nostro Paese, anche se la piaga è ben lontana dall’essere debellata".

Basti pensare a Rogoredo, ma non solo, dove il pellegrinaggio a caccia di una dose di “nera“ continua. Ora le lacrime del quartiere sono per Giuseppina. Le cause del rogo che le ha tolto la vita sono ancora da accertare.

Stando ai primi rilievi dei vigili del fuoco, a prendere fuoco è stata la cucina-soggiorno, forse mentre l’anziana cucinava o per una sigaretta caduta, e le fiamme hanno sorpreso la novantaduenne che avrebbe cercato di allontanarsi aiutandosi con il deambulatore ma non è riuscita a scappare in tempo: è morta a causa delle ustioni, il corpo è stato trovato nel corridoio verso la porta d’uscita.

A dare l’allarme sono stati alcuni vicini che si sono accorti del fumo. Sul posto sono intervenute le squadre dei vigili del fuoco di Sesto San Giovanni, Marcello, Centrale e Nucleo Saf (Speleo alpinistica fluviale), oltre ai carabinieri. Ma per la novantaduenne non c’era più nulla da fare.

E quello di ieri è il secondo rogo mortale in poco più di tre giorni: sabato sera, Giancarlo Brambilla, di 75 anni, ex agente di polizia locale, è rimasto carbonizzato nella sua casa al quattordicesimo piano di via San Mamete 91, nel quartiere Adriano. In base a quanto emerso finora, il signor Brambilla potrebbe essere stato investito da una fiammata o – ed è l’ipotesi prevalente – aver avuto un malore mentre preparava la cena, adagiandosi sui fornelli accesi e prendendo fuoco. Addolorati i suoi colleghi. "Per noi era “il Ponfo“, era questo il suo soprannome. Era entrato nel Corpo dei vigili urbani nel 1972 ed era andato in pensione nel 2010. Una persona dinamica e generosa, che amava lo sport e la buona cucina. Ci mancherà".