La modella marocchina Imane Fadil (Ansa)
La modella marocchina Imane Fadil (Ansa)

Milano, 20 marzo 2019 - Malattia o veleno, per loro pari sono. C’è un’inchiesta aperta per omicidio volontario, il procuratore Francesco Greco ha parlato di sospetto avvelenamento elencando almeno quattro metalli pesanti (con valori ben oltre il normale) che Imane Fadil, la 34enne ex olgettina morta lo scorso primo marzo all’Humanitas, aveva sicuramente nel sangue. Ieri però in Procura hanno spiegato che per la strana morte della modella teste d’accusa del processo Ruby ter, l’ipotesi della malattia rara e quella del veleno sono sullo stesso piano e «hanno pari dignità».

Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio, che coordinano le indagini, hanno aggiunto che il dubbio potrebbe essere sciolto dall’autopsia (sulla data non c’è ancora certezza) che per cautela avverrà con modi davvero rari perché non si può escludere che la ragazza possa aver ingerito sostanze radioattive e quindi potenzialmente pericolose. E dunque, sale dell’ospedale e dell’obitorio schermate, maschere e camici piombati, persino l’intervento del nucleo antibatteriologico dei vigili del fuoco. L’esame autoptico sarà preceduto da prelievi di alcune parti di organi interni con una biopsia, proprio per accertare l’eventuale presenza di tracce radioattive nel corpo.

IeroI, intanto, in un’aula del terzo piano ha ripreso a scorrere uno dei vari rivoli processuali del Ruby ter con Silvio Berlusconi imputato per aver comprato il silenzio delle sue ospiti alle «cene eleganti» di Arcore. Fadil, come le altre due invitate ‘non allineate’ Ambra Battilana e Chiara Danese, aveva chiesto di costituirsi come parte civile dopo aver raccontato quel che aveva visto. L’avvocato dell’ex premier, Federico Cecconi, ha tenuto a precisare che «dal punto di vista tecnico-processuale» la morte della modella «nuoce alla difesa di Berlusconi, perché le sue dichiarazioni entrano nel processo direttamente e così non possiamo procedere con il controesame». Certo, poi, «quando muore una persona, la massima forma di dolore non è un’espressione retorica», ha aggiunto.

Sul fronte dell’inchiesta, ad ogni modo, un sospetto di avvelenamento è indiscutibile. Imane lo aveva riferito al fratello Tarek e ad un amico almeno tre settimane prima di morire. E ora il fratello, come ha spiegato il legale della modella, l’avvocato Paolo Sevesi che anche ieri ha incontrato i pm, «è spaventatissimo soprattutto per il clamore mediatico della vicenda». E ha aggiunto che nell’ultimo periodo Fadil lavorava in modo saltuario come hostess nelle fiere, anche se tutta la sua concentrazione era sul processo Ruby ter. Un amico della ragazza, intervistato dal Tg1, ha spiegato che i medici le chiesero se aveva «il timore» che qualcuno le avesse «fatto del male» e «lei rispose sì» rimanendo però sempre sul vago. «Prima che iniziassimo il Ruby ter, Imane era molto molto più preoccupata rispetto al passato: ultimamente non era più rassicurabile», ha detto a Un Giorno da Pecora (su Rai Radio1) Danila De Domenico, ex avvocato e amica della modella. «La sua era una preoccupazione per questo suo ruolo nei processi, che sembrava non finire mai. Poi però l’ha affrontato con grande coraggio e serietà, mi sento di dirlo perché non mi sono piaciute molte cose che ho letto su di lei in questi giorni».