Imane Fadil
Imane Fadil

Milano, 26 marzo 2019 - Potrebbe essere già oggi l’autopsia di Imane Fadil, la modella marocchina testimone chiave dei processi Ruby, morta per cause ancora da accertare all’ospedale Humanitas di Rozzano dopo un mese di agonia.

L’esame autoptico - inizialmente previsto per ieri - è slittato in attesa dei risultati dei laboratori dell’Enea di Roma che devono confermare l’assenza di tracce di radioattività sul corpo della 34enne, morta lo scorso primo marzo.  I consulenti delle parti dovranno rispondere a un complesso quesito per indagare «ogni possibile causa della morte», in tal senso verranno svolti «esami tossicologici, genetici e ogni tipo di analisi per non lasciare nulla di intentato» e cercare di dare così una risposta scientifica alla morte della giovane. A meno di evidenze macroscopiche, che gli inquirenti tendono ad escludere, ci vorrà tempo - qualche settimana - per una relazione sull’autopsia.  I medici dovranno valutare gli esiti degli esami più approfonditi che verranno condotti sugli organi interni di Fadil, in particolare fegato e reni. Solo dopo si potrà sapere se c’è stato effettivamente un avvelenamento oppure se la morte è stata causata da una malattia.

Nei mesi in cui la giovane marocchina è stata ricoverata le è stato diagnosticato un “lupus” in forma grave, cioè una malattia autoimmune, che la donna non sapeva di avere e quindi non ha mai curato. L’ipotesi ritenuta più probabile dagli investigatori è che qualcosa abbia scatenato un’infezione divenuta mortale in un fisico già provato dal lupus. Più difficile credere all’ipotesi di un avvelenamento, ma gli inquirenti non escludono nulla, il fascicolo resta aperto con l’accusa di omicidio. Nel caso si trattasse di un avvelenamento si aprirebbe uno scenario completamente diverso e molto complesso. «La famiglia vuole sapere la verità e si affida alla magistratura che sta facendo in modo ottimale il suo lavoro», ha detto l’avvocato Mirko Mazzali che, assieme al collega Nicola Quatrano, assiste i familiari di Imane Fadil. «Siamo soddisfatti del quesito a 360 gradi scritto dai pm e abbiamo nominato come consulente Michelangelo Casali». Mazzali e Quatrano hanno sostituito il collega Paolo Sevesi che ha lasciato il mandato per dissidi coi familiari di Fadil.