Il violino che tornò da Auschwitz: "Così faccio suonare la voce di Eva"

Alessandra Romano in concerto al Conservatorio con lo strumento della ragazza ebrea morta a 22 anni

Il violino che tornò da Auschwitz: "Così faccio suonare la voce di Eva"
Il violino che tornò da Auschwitz: "Così faccio suonare la voce di Eva"

"Certe cose non accadono mai per caso". È la convinzione della violinista Alessandra Sonia Romano, che domani 21 gennaio, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, suonerà il "violino della Shoah". Lo strumento che prenderà in mano la musicista a una settimana dal giorno della memoria apparteneva a Eva Maria Levy, una ragazza ebrea deportata da Tradate, in provincia di Varese, al campo di sterminio di Auschwitz che vi morì a soli 22 anni. Il prezioso violino le era stato regalato dal padre e fu ritrovato nel 2014 da Carlo Alberto Carutti, imprenditore e collezionista, presso un antiquario di Torino. "Il violino era talmente bello, talmente raffinato, con il filetto in madreperla, da sembrarmi la copia di un violino celebre: leggo l’origine, si tratta di un Collin-Mezin di Parigi", aveva raccontato l’esperto. Ma le sorprese per Carutti non finirono qui: nell’astuccio del violino trovò un diapason fatto con un bossolo di una munizione. "Poi guardo bene e dentro vedo un cartiglio con sei misure musicali, tra le note un numero per ogni battuta: 168007. Volo a guardare su internet e scopro che si tratta del numero di matricola di Enzo Levy Segré". All’interno del violino, inoltre, c’era un piccolo biglietto, scritto in tedesco: "La musica rende liberi". Carutti aveva 92 anni quando si precipitò a Torino per andare a prendere il violino. Uno strumento bellissimo di preziosa fattura, "con doppi filetti di cui uno intarsiato con losanghe in madreperla, e una stella di David", racconta Alessandra Sonia Romano a Il Giorno.

Chi era Eva Maria Levy? "Di questa ragazza non sapevamo altro - spiega Romano – finché un giorno una signora di Bologna, leggendo del violino su un giornale, ha riconosciuto la sua storia e così si è fatta mettere in contatto con Carutti".

La donna sentiva spesso parlare in casa della storia di Eva Maria, figlia di Edgardo Levy. Il violino fu rotto quando la giovane fu spostata dal blocco dei musicisti di Birkenau in una casa di prostituzione. La giovane, per evitare gli abusi, si gettò da una finestra. Il fratello Enzo fu invece mandato a Monowitz (un altro dei campi principali del complesso di Auschwitz). L’uomo riuscì a scappare e si mise alla ricerca della sorella, ma anziché Eva, Enzo trovò il suo violino. E un dolore è troppo grande: una volta giunto a Torino, Enzo si toglierà la vita. Ma in quale modo la storia di Eva Maria si intreccia a quella della violinista Romano? Carutti aveva dato in comodato d’uso alcuni strumenti al museo di Cremona, e il violino di Eva Maria era stato esposto insieme a un mandolino della prima guerra mondiale. "Io dovevo andare nello stesso museo a fare un concerto. Appena lo vidi ebbi un colpo di fulmine", racconta la violinista. A fine concerto "mi dissero che c’era una persona che voleva conoscermi". Quella persona era proprio Carutti. "Mi invitò a casa sua, il giorno dopo andai a trovarlo e con mia grande sorpresa sulla scrivania trovai il violino di cui mi ero innamorata. “Vuole provarlo?“". Il caso, ancora una volta, "ha voluto poi che io fossi una grande appassionata di musica classica ebraica". Così, dal 2016, Alessandra Sonia Romano diventa la violinista del “violino della Shoah“.

Carutti, nel 2020, decide di affidarglielo definitivamente. Il collezionista è venuto a mancare un anno fa, "e suonare questo violino per me è anche un modo per rendergli omaggio", spiega la violinista. Oltre che di trasmettere la memoria della sua antica proprietaria: "È come se la carriera che Eva non ha fatto la stesse facendo un po’ con me. C’è una continuità che parla, non è un oggetto morto".

Il concerto che si terrà domani - ad accompagnare il violino della Shoah in un programma che spazia da John Williams a Ernest Bloch sarà l’Insubria Chamber Orchestra guidata dal direttore

musicale, Giorgio Rodolfo Marini – sarà una serata piena di emozione. Il pubblico, attraverso il violino della Shoah, potrà sentire in qualche modo la voce di Eva Maria Levy, il suo dolore, ma soprattutto il suo amore per la musica. "Questo è un violino con una voce profonda, particolare - aggiunge Romano –. Quando suono questo strumento c’è un po’ di lei".

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