Il talento misterioso del signor P. Secolo (breve) di un bancario poeta

Nel centenario della nascita l’antologia di Alessandro Peregalli, curata dal figlio Roberto. Con le foto del padre

Immenso, il mistero della poesia. E chissà perché in quest’arte a Milano eccellono i bancari. Carlo Porta, nell’Ottocento. Più di recente, Alessandro Peregalli, con testi altrettanto smisurati. Nel centenario della nascita (1923), il figlio Roberto, con l’amorevole riservatezza che gli fa definire "misteriosa" la figura del padre nelle trame dei ricordi, ha curato una ciclopica antologia: “Alessandro Peregalli - L’anima. Tutte le poesie e altro (1939-1989)“. Comprende "La cronaca. Poema bancario". Autobiografico. Notato subito da lettori qualificatissimi. Tra le recensioni, allietò il signor P. (così Peregalli chiamava se stesso) quella di Antonio Porta su Il Giorno, nel 1977. Il critico spiegava che la buona letteratura non sopporta il sublime: "Luogo arido e lugubre, la Grande Banca. Se si riempie di vita, il segreto sta nell’averla raccontata inventando un verso lunghissimo, prosastico, mai però sciatto e grigio".

Un "piccolo miracolo", questa direzione di scrittura che sembrava impraticabile dai tempi de “Il giorno“, nel senso del poemetto del Parini. Dopo il “Giovin Signore“, dunque, ecco l’epica dell’Impiegato (piegato). Un essere umano pronto a liberarsi, a scatenarsi nel raccontare una barzelletta, magari sconcia. Seguiamolo nel percorso da casa all’ufficio (la Comit in piazza Scala): "In via Borgogna… il lento moto di balene delle automobili. Poi San Babila... il piccolo canile divino accovacciato ai piedi dei giganti impettiti per la vittoria su tutte le cose belle e antiche". Se ad Alessandro Peregalli non piacesse per niente la Milano moderna, dobbiamo però chiederlo al figlio Roberto: "Anzi, risulta la città dove preferiva vivere. Perché continuamente si trasforma, concreta, ricca, appassionata, ha scritto. Con una precisazione, tra parentesi: “(Quanto più belle però sono le altre!)“".

E un’eco dei pensieri scambiati con il padre ci piace trovarla nell’incarico che l’allora sindaca Letizia Moratti, in vista di Expo 2015, affidò a Roberto Peregalli e Laura Sartori Rimini, titolari di un prestigioso studio d’architettura e decorazione: stilare "un catalogo del brutto", perché Milano si presentasse al meglio.

Sfogliamo altre pagine. L’orizzonte si allarga. Tutto il Novecento in una straordinaria sintesi: “La politica“. Russia, Est ambiguo e tormentoso, il dramma della Germania, le teorie militariste di Mussolini, la Grecia solare, e le arti in trasformazione, il progresso scientifico, la rivoluzione sociale… Eppure "c’è come un senso diffuso di maggiore crudeltà".

In cosa sperare? “Europa“, nei Canti Morali: "Voglio che questa terra d’Europa / che fiorì tutta luce e civiltà, / scrolli da sé gli scheletri polverosi / delle Patrie sepolte /e diventi la nuova terra libera / degli Europei…". Insomma, un “librone“ (647 pagine), che attraversa i marosi della storia e della poesia. Elisabetta Sgarbi l’ha imbarcato su La nave di Teseo perché affascinata anche dalle fotografie scattate dal signor P. con una Rolleiflex, tra fine anni ‘50 e inizio ‘70.

Per la prima volta, le pubblica. Immagini curatissime, gruppi di famiglia, paesaggi. In equilibrio magico con le parole: "Guardare una foto - ci rivela Luca Stoppini - significa trovare un racconto; leggere un verso, ritrovare immagini scandite nella reflex del pensiero".

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