ANNAMARIA LAZZARI
Cronaca

Il riscatto di Bilal, l’ex cattivo ragazzo che ora sogna solo di lavorare: “Sono cambiato tanto”

Nell’autunno del 2022 la sua storia a Milano era stata un caso: rapine a raffica, arresti, fughe e bugie sull’età. Poi l’arrivo alla comunità Kayròs di Vimodrone e la rinascita

Bilal aveva finto di essere dodicenne

Bilal aveva finto di essere dodicenne

Milano – La vita di strada non lo attira più, perché ha compreso che "non è vero che sei libero" lì e poi "trovi gente davvero cattiva". Figuriamoci lo "sballo" con le benzodiazepine: di Rivotril non ne vuole sentire neppur parlare. Dopo circa un anno e mezzo di percorso alla comunità Kayròs di Vimodrone, diretta da don Claudio Burgio, Bilal è un uomo nuovo, sincero finalmente, a partire dalla sua età, con un’idea di futuro in testa.

Il ragazzo, di origini marocchine, era stato un caso nell’autunno del 2022 per due motivi: con dei colpi a raffica, soprattutto in Stazione Centrale a Milano, si era guadagnato l’appellativo non lusinghiero di "baby rapinatore seriale". Ma soprattutto aveva tenuto banco il mistero della sua età. Dopo le rapine di Rolex, borse, catenine d’oro, Bilal veniva fermato e subito rilasciato, avendo sempre dichiarato di avere 12 anni (e quindi non imputabile per la legge). Dalle comunità in cui veniva spedito fuggiva ripetutamente per commettere altri furti e rapine. Gli esami ossei non erano stati risolutivi.

Il 20 ottobre del 2022 Bilal era stato arrestato: la Procura per i minorenni aveva chiesto per lui il carcere minorile sulla base del fatto che dagli ultimi accertamenti la sua età era stata "alzata" a 14 anni. Secondo ulteriori analisi però non si poteva dire affatto che avesse quell’età: da qui la decisione del Gip di scarcerarlo dal Centro di prima accoglienza di Torino, disponendo il ricollocamento in comunità con una misura di sicurezza. E allora - siamo al 5 novembre del 2022 - che si aprono le porte della comunità Kayròs a Vimodrone che dal 2000 accoglie giovani (al momento una cinquantina) sottoposti a misure penali. "Quando è arrivato nella nostra comunità era trasandato e strafatto di Rivotril, farmaco a base di benzodiazepine che si compra in Stazione Centrale con pochi soldi" aveva raccontato ai tempi Don Burgio. Da tre mesi l’esecuzione della misura penale nei suoi confronti è terminata. Bilal è pure tra i protagonisti del nuovo podcast della giornalista Gabriella Simoni, "Quei cattivi ragazzi", prodotto da Chora Media.

Bilal, cosa hai fatto in questo anno e mezzo?

"Sono cambiato tanto. Non è che sia diventato completamente un altro: sono ritornato a essere come il Bilal che viveva in Marocco con la sua famiglia".

Nella ricostruzione della tua vicenda si è letto che hai lasciato Fez quando avevi 9 anni. È mai possibile che un bambino arrivi da solo in un altro continente?

"In realtà sono partito che avevo 13 anni dal Marocco, dove vive ancora la mia famiglia, coi miei quattro fratelli e mia sorella. Mancavano 3 mesi al compleanno dei 14 anni e io volevo assolutamente raggiungere l’Europa. Ho viaggiato in Spagna, Francia, Germania, Belgio, Danimarca, Olanda e Svizzera, fino ad arrivare in Italia".

Puoi dire anche la verità sulla tua età adesso?

"Ho 17 anni".

Come è stato vivere per mesi di espedienti?

"Terribile. Non è vero che sei libero e puoi fare tutto quello che vuoi. E poi in strada trovi gente davvero cattiva, che i ragazzini li sfrutta, anche se a me non è successo, ho fatto tutto da solo".

Don Burgio cosa rappresenta per te?

"Il padre che mi ha salvato la vita. Senza di lui sarei finito male".

A scuola ci sei andato?

"Grazie all’aiuto degli educatori ho migliorato l’italiano che comunque già un po’ parlavo e ho sostenuto l’esame di terza media".

Lavoro?

"Lo sto cercando disperatamente, ma dato che sono minorenne non mi prendono in considerazione…".

Dove vorresti lavorare?

"Mi piace molto cucinare, quindi sarebbe bello se lo chef di un ristorante mi accogliesse nella sua cucina. Però non è che abbia le idee chiarissime: ogni tanto sogno di diventare meccanico di auto".

Hobby?

"Pratico sempre il calcio ma da 4 mesi ho scoperto la Mma. Ci alleniamo alla palestra "Kraken" diretta dal coach Walter Pugliesi, a Bernareggio, in Brianza. La cosa più importante che mi hanno insegnato le arti marziali? Controllare la rabbia, contare fino a dieci. Prima ero uno che faceva subito andare le mani alla minima provocazione. Ma adesso è diverso, ho capito cosa vuole dire il rispetto".