Il restyling di San Siro. Sala: "Piano entro 3 mesi". I dubbi di Milan e Inter che chiedono la proprietà

Vertice a Palazzo Marino. Via allo studio di Webuild sulla ristrutturazione. Società scettiche sui lavori senza trasloco. Lo scoglio dei concerti estivi.

Il restyling di San Siro. Sala: "Piano entro 3 mesi". I dubbi di Milan e Inter che chiedono la proprietà

Il restyling di San Siro. Sala: "Piano entro 3 mesi". I dubbi di Milan e Inter che chiedono la proprietà

Più dubbi che certezze. L’incontro mattutino del “disgelo“ tra Comune, da una parte, e Milan e Inter, dall’altra, sull’ipotesi di ristrutturare lo stadio di San Siro produce una nota all’ora di pranzo in cui tutti gli scenari restano in campo: un Meazza ristrutturato (l’ipotesi preferita da Palazzo Marino) oppure un nuovo impianto rossonero a San Donato Milanese e uno nerazzurro a Rozzano (il Piano A dei due club).

Gli elementi-chiave contenuti nella nota dettata dal sindaco Giuseppe Sala al termine del vertice con il presidente rossonero Paolo Scaroni e con l’amministratore delegato corporate dell’Inter Alessandro Antonello – con tanto di foto finale a tre nel cortile della sede del Comune dopo 35 minuti di confronto nell’ufficio del primo cittadino – sono almeno due. Il primo: la redazione "in tre mesi" di uno studio di fattibilità sul restyling del Meazza da parte di Webuild, la società di costruzioni che giovedì scorso ha inviato una lettera al Comune e ai club proprio sul tema della ristrutturazione senza trasloco delle due squadre nel corso dei lavori. Il secondo elemento: "Questione vincolante, nelle forme da definire, è che lo stadio dovrà diventare di proprietà delle due squadre", recita la nota. Una richiesta di Milan e Inter al Comune. Ci torneremo un po’ più avanti.

Concentriamoci sul primo elemento. Nella nota c’è scritto che Webuild collaborerà gratis alla "redazione di uno studio di fattibilità che dovrà essere consegnato in tre mesi; le squadre produrranno linee guida per una possibile ristrutturazione che porti alla disponibilità di uno stadio più moderno ed efficiente". A questo primo elemento sono abbinati una serie di dubbi di non poco conto espressi da Scaroni e Antonello a Sala durante l’incontro. "I rappresentanti dei club – si legge ancora nella nota – hanno ribadito la necessità di una tutela dell’eventuale perdita di disponibilità di capienza dello stadio durante i lavori. Gli interventi dovranno essere quindi compatibili con il calendario delle partite, delle manifestazioni sportive e degli eventi di intrattenimento, al fine di evitare danni economici, ma soprattutto per mantenere un’esperienza coinvolgente, sicura e confortevole per gli spettatori e le spettatrici". I dubbi di Milan e Inter, in altre parole, riguardano la reale possibilità di prevedere una ristrutturazione della Scala del calcio permettendo alle due squadre di continuare a giocare nello stadio senza dover perdere troppi introiti per la chiusura – causa cantiere – di alcuni settori dell’impianto – in particolare il primo anello, quello con i remunerativi skybox e area hospitality – durante le partite di campionato e di coppa.

Non solo. Milan e Inter, riunite nella società M-I Stadio che gestisce il Meazza, hanno introdotto anche il nodo dei concerti estivi. Sì, perché Webuild, la settimana scorsa, aveva ipotizzato di realizzare buona parte dei lavori di ristrutturazione durante l’estate, quando non ci sono le partite. Ma i club ricordano che M-I Stadio ha già concesso l’impianto ai promoter musicali per i concerti delle prossime due estati. La prossima estate i concerti, tra giugno e luglio, saranno 19, il limite massimo previsto da una delibera comunale. Per l’estate 2025 il calendario è in via di definizione ma molte date sono state opzionate e per due di esse, il 13 e 14 luglio, è già partita la prevendita degli show di Marco Mengoni. Risultato: aprire un cantiere in quei mesi e consentire di far entrare al Meazza 60 mila spettatori per concerto è complicato. Palazzo Marino aggiunge che "nel progetto andranno considerati sviluppi urbanistici nell’area di San Siro". Non solo il restyling del Meazza, ma nuoei funzioni a uso dei club nel parcheggio e nel Parco dei Capitani di fianco allo stadio.

La "questione vincolante" sul fatto che "lo stadio dovrà diventare di proprietà delle squadre" è un elemento inedito emerso durante l’incontro di ieri. Milan e Inter hanno detto al Comune che diranno sì al restyling dello stadio solo se diventeranno proprietari del Meazza, che secondo una stima di Palazzo Marino, l’attuale proprietario, vale 100 milioni di euro. Una cifra che le società non hanno nessuna intenzione di versare. L’ipotesi è di trovare una formula giuridica che a fronte dei lavori di ristrutturazione dello stadio pagati dai club li renda proprietari del Meazza. Una mossa importante per la patrimonializzazione delle due società. Lo scorso 31 gennaio, durante la commissione Sport, Sala invece aveva proposto a Milan e Inter la "cessione del diritto di superficie per 90 anni" a un prezzo scontato.

L’ultimo paragrafo della nota conferma che Scaroni e Antonello hanno ribadito a Sala che il loro Piano A resta quello dei nuovi stadi a San Donato e Rozzano. "Il sindaco – chiosa la nota – ha preso atto che le squadre continueranno nella esplorazione delle possibilità alternative in essere, con l’auspicio però che il percorso intrapreso su San Siro porti rapidamente a una conclusione soddisfacente per tutti gli attori in campo".

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