Il discorso alla città: "Fiducia contro le paure e impegno politico:. Europa, svegliati..."

Il monito dell’arcivescovo Mario Delpini, che invita al voto di primavera. Crisi demografica, emergenza educativa e fattore migrazioni. "Reagire alla rassegnazione: il coraggio, uno se lo può dare".

Il discorso alla città: "Fiducia contro le paure e impegno politico:. Europa, svegliati..."
Il discorso alla città: "Fiducia contro le paure e impegno politico:. Europa, svegliati..."

"La crisi demografica che fa invecchiare e forse contribuirà al declino, se non alla scomparsa, della nostra civiltà, ha una delle sue radici nella paura", come pure il "sottrarsi alle responsabilità e all’impegno civico". Ma "il coraggio, uno se lo può dare": pungola l’arcivescovo Mario Delpini, nel suo Discorso alla città, invitando anche alla partecipazione politica, in vista delle prossime elezioni europee.

Parte da una citazione, tratta dal quinto capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni: "Il coraggio uno non se lo può dare", dice don Abbondio al cardinal Federico. L’arcivescovo ribalta questa frase: uno il coraggio se lo può dare, sì. È racchiuso in queste parole il suo invito ai milanesi e alle autorità: si può "reagire alla mediocrità e alla rassegnazione", allenando la "fiducia", che è "un bene comune", "l’antidoto contro l’epidemia della paura", ma anche "un dovere". La paura "contagia tutte le età e tutti gli ambienti", e "non è stato ancora trovato il vaccino".

"Il virus della paura scoraggia il sogno condiviso, induce a rimandare la decisione di avere bambini fino a che non ci siano tutte le garanzie che promettono di esorcizzare la paura, quindi le condizioni di lavoro, casa, salute, reddito", continua l’arcivescovo. Non nasconde "il clima che si respira" e che i "seminatori di paure" contribuiscono ad alimentare: Delpini pungola con forza anche il mondo della comunicazione che ha "una responsabilità indeclinabile". Come chi - specie in ambito educativo - "professa un pessimismo abituale, un malumore radicato, una sfiducia generalizzata", che trasmette ai più piccoli.

Da questo scenario, parte la contromossa, l’unica possibile per aggrapparsi al futuro: "L’umanità merita fiducia, io ho fiducia", ripete, invitando a essere "seminatori di fiducia". Alla base ci deve essere "un fondamento trascendente", che per i cristiani è il "confidare in Dio, il riferimento a Gesù e alla sua missione"; ci deve essere "il dialogo tra le persone ragionevoli": "Non si può mai rinunciare in modo definitivo al dialogo", dice Delpini, invitando a creare "alleanze costruttive", perché "la responsabilità di fronte alle situazioni complesse e alle problematiche inquietanti del nostro tempo è un peso che nessuno può portare da solo, nonostante le tentazioni di protagonismo che insidiano le persone del potere e le tentazioni di delega che insidiano le persone che non vogliono fastidi". L’arcivescovo chiude il suo discorso, nella Basilica di Sant’Ambrogio, con tre incoraggiamenti, tre sfide da affrontare, a partire dalla crisi demografica. Di fronte a una "società vecchia" e a "una città in cui i giovani non si trovano, con uno stile di vita poco disponibile per chi desidera avere figli", si deve "investire con coraggio su una politica della casa, della maternità, della scuola": "Non basta creare condizioni favorevoli, è necessaria una vera “rivoluzione culturale”, d’altra parte la responsabilità degli amministratori è creare le condizioni favorevoli, nella speranza che una rivoluzione culturale salvi la nostra società dal declino, che ora appare inevitabile".

Se i "rapporti tra la generazione adulta e la generazione giovanile sembrano interrotti", è necessario investire in "alleanze educative”, gli adulti sono chiamati a riflettere. La terza indicazione riguarda il fattore immigrazioni. Delpini si rivolge alla "saggia, ricca, sterile Europa". "Le nazioni d’Europa hanno risorse e competenze per incisive opere di pace, per promuovere sviluppo umano e alleanze internazionali, per rendere possibile il diritto di restare e il diritto di partire e contrastare quel migrare disperato che espone a inimmaginabili sofferenze". Anche per essere "protagonisti nell’opera di pace e di sviluppo dei popoli", ricorda il "dovere di vivere l’appuntamento elettorale per le Europee della prossima primavera con responsabile partecipazione. Diremo: Europa pensaci, Europa svegliati, Europa apri la tua mente al futuro".

"Nel suo rigore, nella sua severità quando serve, l’arcivescovo ha la capacità di mostrare la via e in questo caso ribadire la fiducia e il coraggio": il commento del sindaco Giuseppe Sala. "Il suo è stato un discorso al contempo spirituale e politico – continua – Io mi sento italiano ma la mia patria è l’Europa e credo sia molto importante in queste elezioni andare a votare". Anche sul tema migrazioni, "l’arcivescovo ha fatto un discorsi lineare: non facciamo figli, abbiamo quindi bisogno di migranti. E poi ha parlato di sicurezza. Quindi gestiamo con equilibrio questi tre fenomeni: è quello che bisogna fare". "Per ora non si sta facendo molto per l’integrazione: che vuol dire avere le condizioni per fare in modo che le persone che vengono possano entrare a far parte della società, non che arrivino e vengano lasciate ai margini, altrimenti è un problema per loro e per noi", dice a margine il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, colpito in particolare dal passaggio sui giovani: "È assurdo che ai ragazzi prospettiamo sempre un futuro pieno di incognite". "L’arcivescovo invita al coraggio che permette di ritrovare e praticare la fiducia come antidoto alla paura – sottolinea Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio e di Confcommercio Milano -. Un coraggio che tutti possono darsi per raggiungere la dimensione della fiducia, elemento essenziale anche per il mondo dell’economia e dell’impresa milanese".

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