Il contadino e il prigioniero in fuga: "Mio nonno lo salvò, ora so chi era"

Il soldato sudafricano, scappato da un campo di lavoro, fu accolto a Vernate e poi portato in Svizzera

Il contadino e il prigioniero in fuga: "Mio nonno lo salvò, ora so chi era"

Il contadino e il prigioniero in fuga: "Mio nonno lo salvò, ora so chi era"

Dopo 80 anni scopre il nome del soldato che suo nonno aiutò a scappare dai tedeschi nascondendolo in casa propria. Si chiamava Dirk Jacobus Erasmus Smit il protagonista della storia di guerra e solidarietà che s’è svolta nel ’43 nelle campagne di Vernate. L’altro protagonista è Giuseppe Introini, il fittabile del Podere Ca’ Granda, noto anche comre Cascina Nuova e Addis Abeba. Il soldato Smit apparteneva al Corpo d’armata sudafricano e dopo l’8 settembre riuscì a fuggire dal campo di lavoro agricolo di Vernate, dove era stato assegnato al “farm work“ cioè al lavoro nei campi, e fu nascosto in casa propria da Giuseppe Introini. A favorire l’incontro tra i due il fatto che i terreni degli Introini confinassero con quelli della Cascina Andreoni, adibiti a campi di lavoro agricolo cui venivano destinati tutti i soldati inglesi del reparto numero 29 del campo militare di prigionia numero 62, quello di Grumello del Piano (Bergamo).

A ricordarsi dell’esistenza di Dirk è Elisabetta Introini, nipote di Giuseppe, che però non ha mai saputo il nome del soldato, benché per quell’atto valoroso il nonno abbia ricevuto un encomio solenne dal maresciallo Harold R. Alexander, comandante in capo delle forze alleate: il “Brevetto Alexander“, noto anche come Certificato al patriota. Elisabetta ha scoperto dell’esistenza del soldato nascosto dai nonni dai racconti di suo padre Mario, che nel ‘43 aveva solo 8 anni, e da due foto e una cartolina che la nonna Giuseppina conservava gelosamente in un messale. Andrea Ranzini, presidente del Rotary club Magenta, con l’aiuto del colonnello Angelo De Cecco è riuscito a dargli un nome. Dirk Jacobus Erasmus Smit era un soldato segnalatore del Corpo dei segnali sudafricano. Fu catturato dai nazisti a Tobruk, in Libia, il 21 giugno 1942. Dal Nord Africa fu mandato in Italia, che risalì fino a Nord passando da vari campi di prigionia. L’8 settembre 1943 il soldato Dirk si trovava prigioniero nel campo di Grumello del Piano, nella Bergamasca, e come tale gli era strato concesso di lavorare nel territorio di Vernate, sul fondo maggiore in cui dal 1928 stava Emilio Andreoni. "Fu mia nonna Giuseppina a occuparsi di lui – spiega la nipote –. Lo fece con una cura particolare, perché aveva in guerra diversi fratelli e nipoti. I miei nonni hanno sempre cercato di aiutare e fare del bene, nella speranza che anche i loro cari in guerra trovassero persone di buon cuore che li aiutassero in caso di bisogno". "Mio nonno ricevette un encomio direttamente dal generale Alexander, ma non era una cosa che diceva in giro – continua –. Loro erano di quella generazione per cui il bene si faceva senza dirlo. In cascina ospitarono anche diverse famiglie di sfollati di Milano. Tra questi c’erano i signori Radisa, tramite i quali presero contatti con i partigiani di Corsico e organizzarono la fuga in Svizzera del soldato sudafricano".

Dagli Archivi nazionali britannici, infatti, risulta che il soldato Dirk arrivò in Svizzera il 1° dicembre 1943 e da lì è stato poi rimpatriato il 25 agosto 1944. Di lui, a guerra finita, non si sa cosa sia stato, ma dagli Introini sappiamo che aveva una sorella di nome Clarence, che gli mandò a Vernate una sua foto e una cartolina postale, con scritto "con grande affetto al mio carissimo fratello" e, in stampatello maiuscolo, una parola che valeva però più di mille altre: "VICTORY".

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