Giovanni Sala, morto davanti a Sky: no all’archiviazione. Disposte altre perizie sulla causa del decesso

Gli accertamenti dovranno appurare il nesso causa-effetto. Il giovane aveva un fisico debilitato dall’alcol e dalla droga ma i vigilantes avrebbero dovuto limitarsi a chiamare la polizia

Giovanni Sala

Giovanni Sala, il ragazzo di 34 anni che frequentava il boschetto di Rogoredo

Milano, 17 febbraio 2024-  È la notte tra il 19 e il 20 agosto, poco dopo la mezzanotte. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza riprendono gli ultimi minuti di vita di Giovanni Sala, il ragazzo di 34 anni morto fuori dalla sede di Sky dopo essere stato bloccato da due vigilanti, che saranno indagati per omicidio colposo. Il giovane palermitano, residente in provincia di Varese, aveva problemi di tossicodipendenza e spesso frequentava il “boschetto di Rogoredo” , un’area incolta vicina alla stazione ferroviaria omonima che da anni è nota per essere uno dei principali luoghi di spaccio di eroina e cocaina.

Nelle immagini che restituiscono le telecamere di sorveglianza, vagliate dai periti della procura, si vedono i tanti tentativi del ragazzo, alterato da alcol e droga, di entrare dal cancello degli studi, e si vedono i vigilanti che lo respingono più volte.  Poi lo “contengono“ , lo atterrano e lui batte la testa. Per circa sette minuti viene bloccato per terra con un ginocchio sulla schiena. Smette di respirare e saranno inutili i tentativi di rianimarlo. Quando arrivano i soccorsi dell’ambulanza per il giovane non c’è più niente da fare.

Non ci sono evidenze però, che Giovanni Sala sia morto per asfissia. E nemmeno alcuna frattura toracica da schiacciamento è stata rilevata dai medici legali che hanno effettuato l’autopsia sul corpo del 34enne fermato dall’intervento delle due guardie giurate, una delle quali lo ha bloccato a terra con un ginocchio sulla sua schiena.

Dai primi esiti degli accertamenti autoptici è emerso anche che l’uomo aveva grossi lividi sul viso e sul corpo, compatibili, però, con una caduta a terra, non dovuta all’intervento della vigilanza, così come emerso anche dall’analisi delle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso i minuti clou in cui Sala è stato atterrato. Se gli esiti anticipati dagli investigatori sembravano quindi, alleggerire di parecchio la posizione dei due vigilantes indagati per omicidio colposo, a distanza di sei mesi dalla morte, l’inchiesta sulla morte di Sala non va però verso una archiviazione. Gli investigatori vogliono vederci chiaro. Quale è stata la causa ultima del decesso di Sala? Quanto ha influito sulla morte successiva del 34enne dalle condizioni di salute già compromesse, la manovra di contenimento da parte dei due vigilantes? E ancora, quale era il limite entro il quale i due vigilanti potevano attuare il contenimento?  Perché stando a quanto conferma la procura, il pm che coordina le indagini è Alessandro Gobbis, i due uomini che avevano l’incarico di sorvegliare l’ingresso della sede televisiva avrebbero dovuto limitarsi a chiamare le forze dell’ordine. le manovre per atterrarlo non rientrerebbero nelle loro funzioni. E, a quel punto, se i due uomini hanno effettuato manovre che andavano oltre i limiti imposti dalla loro funzione, quanto quel comportamento ha influito poi sul decesso?

Sarà, quindi, una super-perizia a stabilire, a distanza di tutti questi mesi, se c’è stato un nesso di causa effetto tra il comportamento dei due vigilanti e la morte del 34enne dal fisico già provato dalla droga.

Il padre del giovane , dalla tv, dalla trasmissione "Chi l’ha visto?" in questi giorni ha lanciato un appello perché si proseguano le indagini. "Non c’è un’inquadratura fissa sul posto ma le telecamere inquadrano lui per tanto tempo, quasi un’ora e mezza – ha spiegato il padre a Federica Sciarelli –. Io per ora vivo in un brutto film. Si vede che in quel momento lui aveva bisogno di aiuto che non è stato dato".

mail: anna.giorgi@ilgiorno.net

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