Frode fiscale e sfruttamento dei lavoratori, sequestrati 86 milioni a Ups Italia. Non potrà farsi pubblicità per un anno

Software per controllare i lavoratori esterni ed evasione dell’Iva. Indagati anche i vertici

Un magazzino (foto di repertorio)
Un magazzino (foto di repertorio)

Lavoratori "oggetto di monitoraggio sistematico da parte della committente Ups", controllati da telecamere e comandati da software di proprietà del colosso delle spedizioni i quali "dialogano in maniera sistematica ed autonoma con i dipendenti" della società che ha fornito la manodopera e sono "impostati al fine di massimizzare la produttività" e quindi il profitto. Un’organizzazione del lavoro, nella divisione italiana della multinazionale, descritta da alcuni dipendenti ascoltati dai pm e riportata nel decreto di sequestro preventivo di oltre 86 milioni di euro nell’ambito dell’indagine della Procura di Milano su una frode Iva attraverso una presunta somministrazione illecita di manodopera utilizzando i cosiddetti "serbatoi" di personale esterni. Decreto, firmato dai pm Giovanna Cavalleri e Paolo Storari, eseguito ieri dalla Guardia di finanza di Milano.

Sono state effettuate inoltre perquisizioni in 14 società consorzi e cooperative fornitrici di manodopera tra Milano, Como, Roma e Reggio Emilia con contestuale notifica di informazioni di garanzia. Oltre a Ups, indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, sono indagati i tre legali rappresentanti della divisione italiana che si sono succeduti negli anni ossia Francisco Conejo Castro, nato in Spagna, Karl Georg Habekorn e Britta Martina Weber, entrambi tedeschi. La Procura di Milano ha chiesto inoltre la misura interdittiva del divieto di pubblicizzare, per un anno, servizi e beni per Ups Italia. Si tratta di una nuovo capitolo nell’ambito delle indagini della Procura di Milano che stanno mettendo sotto la lente colossi della logistica e dei trasporti e i loro "serbatoi" di manodopera, oltre alla galassia delle società della vigilanza privata che lavorano anche per conto di enti pubblici.

Casi come quelli che hanno coinvolto Dhl, Gls, Uber, Brt e Geodis. In base agli accertamenti condotti dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf in collaborazione con il settore Contrasto Illeciti della Agenzia delle Entrate, la frode fiscale sull’Iva sarebbe stata commessa attraverso fatture per operazioni inesistenti e la stipula di fittizi contratti di appalto di manodopera che sono soggetti all’imposta sul valore aggiunto. Tali contratti in realtà, per inquirenti e investigatori, erano da incasellare come somministrazione di manodopera e quindi esenti da Iva.

Il presunto meccanismo illecito riguarderebbe gli anni dal 2017 al 2022, per un ammontare complessivo di oltre 480 milioni, di cui evasi quasi 86,5 milioni. Inoltre non sarebbero stati versati gli oneri previdenziali e assistenziali, facendo ricadere quindi le conseguenze sulle spalle dei lavoratori. Un modus operandi ricostruito anche attraverso le testimonianze dei dipendenti di società esterne alle quali resta "un potere organizzativo estremamente limitato, quasi simbolico". Infatti, i lavoratori, si legge nel decreto, "sono oggetto di monitoraggio sistematico da parte della committente Ups" con lo scopo di "verificarne la conformità alle soglie minime di performance previste dal contratto di appalto" che per i pm è somministrazione esterna di manodopera. Diversi dipendenti hanno anche affermato "di essere controllati da Ups anche tramite gps installato sui palmari in loro uso" e pure "da telecamere all’interno degli stabilimenti di smistamento (...) dove tra l’altro sono sottoposti alla vigilanza del personale di security".

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