Morto durante arresto a Milano, chieste condanne fino a 7 anni e 8 mesi per gli agenti

Il caso di Michele Ferrulli in Appello, il sostituto pg: "Per oltraggio a pubblico ufficiale non era necessario arrestare il manovale e tantomeno identificarlo", ma derubrica il reato di due agenti a eccesso colposo, per altri due resta l'accusa di omicidio preterintenzionale

Michelle Ferrulli (Newpress)

Michelle Ferrulli (Newpress)

Milano, 10 marzo 2016 - Per la morte di Michele Ferrulli il sostituto pg di Milano Tiziano Masini ha chiesto la condanna per omicidio preterintenzionale e falso per due poliziotti a 7 anni e 8 mesi di carcere. Il manovale di 51 anni morì il 30 giugno 2011 a Milano per un arresto cardiaco mentre quattro agenti lo stavano ammanettando. Per gli altri due poliziotti Masini ha chiesto condanne a 18 e 16 mesi con la derubricazione in omicidio colposo per eccesso colposo. Sono stati tutti assolti in primo grado nel luglio 2014.

Nella richiesta di condanna per omicidio preterintenzionale il sostituto pg è andato oltre anche ai 7 anni chiesti in primo grado dal pm Gaetano Ruta gli imputati nel luglio 2014. Per il pg, infatti, non si deve applicare la continuazione dei reati tra l'omicidio e l'accusa di falso ideologico contestata ai 4 agenti per quanto riportato nelle loro relazioni di servizio su quella sera. Per i due agenti, tra l'altro, il pg ha anche chiesto ai giudici che in subordine, se non verrà riconosciuto l'omicidio preterintenzionale, vengano condannati per omicidio colposo con eccesso colposo nell'uso dei mezzi di coazione fisica. Gli altri due poliziotti, vanno condannati, invece, secondo il pg, per omicidio colposo con eccesso colposo rispettivamente a 16 e 18 mesi con la sospensione della pena. Il pg ha anche chiesto di riconoscere a tutti gli imputati le attenuanti generiche perché incensurati. Nel corso della seduta sono previsti gli interventi dei legali dei familiari di Ferrulli, parti civili, gli avvocati Carlo Federico Grosso e Valentina Finamore, e i giudici della Corte d'Assise d'appello (presieduta da Sergio Silocchi) fisseranno un'altra data per l'intervento dei difensori.

LA REQUISITORIA - Secondo il sostituto pg l'arresto di Ferrulli fu un atto "illegale e arbitrario". Il magistrato ha sostenuto che ad un «oltraggio a pubblico ufficiale, per cui non è previsto il provvedimento, non possono seguire addirittura violenze da parte delle forze dell'ordine». Il magistrato lo ha spiegato nella requisitoria durante il processo d'appello a carico dei quattro agenti, assolti in primo grado nel 2014 dall'accusa di omicidio preterintenzionale. Il pg ha preannunciato che chiederà le condanne dei quattro poliziotti, ma se per due (Francesco Ercoli e Michele Lucchetti) manterrà l'accusa di omicidio preterintenzionale, per gli altri due (Roberto Stefano Piva e Sebastiano Cannizzo) chiederà la condanna per un'altra imputazione, l'eccesso colposo nell'uso dei mezzi di coazione fisica. Secondo il pg, Ferrulli quella sera «certamente alticcio e arrogante doveva essere solo denunciato per oltraggio e tutto sarebbe finito lì».

Secondo il pg, quella sera gli agenti, intervenuti per schiamazzi in strada, non avrebbero avuto nemmeno «la necessità di identificare i presenti» perché Ferrulli e i due romeni con cui era in compagnia avevano spento la musica. Inoltre, "non c'e' prova del rifiuto di Ferrulli di fornire le generalita'", ma anche se vi fosse, non fornire le generalita' implicherebbe "un accompagnamento coattivo, non un arresto". Secondo il pg, l'unico reato che avrebbe commesso successivamente il manovale sarebbe stato quello di oltraggio a pubblico ufficiale e non di resistenza (che prevede l'arresto) perché «vi è la prova che Ferrulli gesticolò soltanto e insultò gli agenti, ma non li minacciò né usò violenza contro di loro». In questo processo, a detta del pg, anzi c'è la prova che «Ferrulli subì uno schiaffo da Ercoli e reagì con una spallata, a cui seguì un arresto illegale». L'accusa di omicidio preterintenzionale per il pg va mantenuta nei confronti dei due agenti che intervennero dopo la segnalazione di schiamazzi, mentre per gli altri due, arrivati «in soccorso» successivamente, deve ritenersi provata l'imputazione di eccesso colposo. Per loro il quadro accusatorio si fa piu' lieve dal momento che essi "intervengono dopo che sono stati allertati sull'esistenza di una situazione urgente di cui non conoscono l'antefatto; quando arrivano, c'e' gia' stato lo schiaffo di uno dei due colleghi. Gli altri due aiutano ad ammanettare non potendo sottrarsi a quello che e' il compito tipico delle volanti, intervenire nelle emergenze"