Famiglia senza tetto, quattro figli e padre in ospedale. Il benefattore dalla Puglia: “Pago io l’albergo”

La madre e i figli minori da ieri finalmente sono al riparo e non più in auto. Le stanze pagate fino a giovedì da un dirigente aziendale, commosso dal caso. Mohamed è ricoverato in reparto dopo aver avuto un malore

Famiglia senza tetto da quasi due mesi  "Dormiamo in auto con quattro figli"

Famiglia senza tetto da quasi due mesi "Dormiamo in auto con quattro figli"

Svolta nella storia della famiglia di Bresso costretta da quasi due mesi a vivere in auto e a ricorrere alle toilette delle stazioni di servizio. La bella notizia è che la moglie del 51enne Mohamed B. e i suoi quattro figli – tutti minori: il più piccolo ha 9 anni, la più grande 17 – da ieri si trovano al BB Hotels Smarthotel Re di Cinisello Balsamo. A pagare l’alloggio di due camere fino a giovedì nella struttura 4 stelle è stato Mario Cardone, un dirigente pugliese che ha letto la notizia pubblicata da Il Giorno e si è commosso.

Purtroppo però il capofamiglia Mohamed non si trova in albergo coi suoi cari ma in un letto di ospedale. Ha avuto un malore domenica sera ed è stato ricoverato al Bassini di Cinisello Balsamo: "Mi mancava l’aria e mi è venuto un atroce dolore alla gamba sinistra, forse dovuto alla lunga permanenza in auto. Sono finito al pronto soccorso e mi hanno spedito al reparto di Medicina d’urgenza per qualche giorno. Ringrazio il nostro benefattore che ha compiuto un gesto così nobile pur non conoscendomi" fa sapere Mohamed.

Nato ad Alessandria d’Egitto, Mohamed vive in Italia da 26 anni. Per tanti anni ha lavorato da decoratore, pittore e gessista, come artigiano che lavora in proprio nel settore dell’edilizia, un’attività entrata in crisi durante la pandemia. "Senza una casa non posso ricominciare a lavorare, chiediamo un aiuto per i nostri figli" è stato il suo appello lanciato nei giorni scorsi dalle nostre pagine. I suoi figli sono cresciuti a Bresso e frequentano regolarmente le scuole.

L’uomo della provvidenza venuto in loro soccorso si chiama Mario Cardone, ha 46 anni ed è originario di San Severo, provincia di Foggia, nella vita è un dirigente di un grosso concessionario di auto. Ha sborsato oltre 600 euro per consentire alla famiglia di Mohamed di vivere senza apprensione per qualche giorno. "Avendo anche io due figlie piccole, di 11 e 13 anni, come padre non potevo rimanere indifferente di fronte a questa storia atroce. Nessuno dovrebbe essere costretto a vivere in auto e a usufruire dei bagni nelle stazioni di servizio, figuriamoci dei minori. Penso non solo al loro disagio ma alla mortificazione: a scuola verranno additati come quelli che vivono in un parcheggio”.

"So benissimo che l’albergo non è soluzione definitiva. Per questo mi sono permesso di scrivere via email al sindaco di Bresso (Simone Cairo ndr), dichiarandomi disponibile ad accollarmi le spese edilizie per la ristrutturazione di un appartamento".Simone Cairo, il primo cittadino della città dell’hinterland, fa sapere che "gli appartamenti pubblici vengono assegnati con i bandi Erp che prevedono delle regole a cui dobbiamo attenerci. Mentre se c’è un privato che offre un appartamento e i genitori si impegnano a sottoscrivere un contratto in regola di affitto noi possiamo dare inizialmente un contributo per aiutarli".

L’amministrazione del comune di Bresso nei giorni scorsi aveva fatto sapere che "il signor Mohamed B. si è rivolto per la prima volta al Servizio sociale del Comune di Bresso nel maggio 2016 riferendo di essere sottoposto ad intimazione di liberazione dell’alloggio da febbraio 2015. L’immobile, acquistato anni prima, era stato pignorato da parte della banca per il mancato pagamento delle rate del mutuo, ben prima della pandemia". Il Comune avrebbe quindi proposto "soluzioni per il problema abitativo", sostenendo (come aveva spiegato lo stesso Mohamed al Giorno) "notevoli costi per i soggiorni, in albergo prima e in residence poi". Secondo il sindaco, l’artigiano nel settore dell’edilizia rimasto senza lavoro "ha rifiutato ogni soluzione proposta dal Servizio sociale che implicasse anche solo una minima attivazione e assunzione di responsabilità da parte sua rispetto al problema abitativo".

“Quando il Comune ha smesso di pagare siamo stati costretti ad andarcene – la versione di Mohamed – e, non avendo altri posti dove stare, siamo finiti a dormire in auto. Da allora sono trascorse quasi sette settimane". Un’Audi nera station wagon, dove sono stipati abiti ed effetti personali. "Ogni giorno è un dolore enorme, soprattutto se penso a mia moglie e ai miei figli – aveva spiegato Mohamed – perché non meritano di vivere tutto questo".

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