di Marianna Vazzana "Il circolo ricreativo di via Mompiani è chiuso. Il bar della Rsa dove ci ritrovavamo a giocare a carte, pure. Quindi ci sediamo sulle panchine di viale Omero o di corso Lodi, e chiacchieriamo". Gli anziani del quartiere Mazzini-Corvetto fanno squadra per affrontare questi giorni d’agosto dopo la paura del virus. "A me piace moltissimo giocare a Burraco – racconta Lia Battistelli, 83 anni – ma da mesi io e gli amici non possiamo più riunirci. Non è ancora sicuro. Quindi...

di Marianna Vazzana

"Il circolo ricreativo di via Mompiani è chiuso. Il bar della Rsa dove ci ritrovavamo a giocare a carte, pure. Quindi ci sediamo sulle panchine di viale Omero o di corso Lodi, e chiacchieriamo".

Gli anziani del quartiere Mazzini-Corvetto fanno squadra per affrontare questi giorni d’agosto dopo la paura del virus. "A me piace moltissimo giocare a Burraco – racconta Lia Battistelli, 83 anni – ma da mesi io e gli amici non possiamo più riunirci. Non è ancora sicuro. Quindi ho dovuto trovare un’alternativa: leggo riviste e poi raggiungo le mie amiche sul viale". Al loro fianco ci sono volontari della Comunità di Sant’Egidio, attiva nella zona da 25 anni e ora impegnata nel progetto "Estate anziani 2020" al Corvetto (presente anche a Roma e a Novara) con la Fondazione Amplifon: agli ultraottantenni offrono un servizio gratuito di monitoraggio.

"Al momento raggiungiamo una settantina di persone; l’obiettivo è arrivare a cento – spiega Maria Luisa Cito, referente di Sant’Egidio –. Tanti anziani sono soli, hanno anche avuto a che fare con gravi lutti dovuti al Covid e sono spaventati per se stessi. Puntiamo a ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso e alle Rsa, facendo sì che le persone siano autonome nelle proprie case il più a lungo possibile".

Chi aderisce viene contattato al telefono periodicamente: c’è chi chiede la spesa, chi le medicine, chi di essere accompagnato a una visita medica. A dare aiuto concreto pensano 20 volontari tra cui Rossella Outidich e Teofila, detta Lita, Zavalda. La signora Battistelli, ad esempio, racconta di aver avuto bisogno di un accompagnatore per raggiungere il Poliambulatorio di viale Doria: "Ho dovuto prendere due filobus: da sola avrei avuto difficoltà a orientarmi". Ex sarta e commessa, adora ricordare i tempi passati con le altre signore.

Tra loro Ida Ori, soprannominata "il sindaco di Corvetto", che parla sempre in milanese. "Vivo qui dal 1937 - racconta -: avevo due anni quando mi sono trasferita con la mia famiglia dal Piemonte". Anche lei usufruisce del servizio di aiuto e aiuta a sua volta.

"Questa sperimentazione assume un’importanza strategica - spiegano i promotori -. Tra gli obiettivi: ridurre i rischi del caldo e la solitudine degli anziani e avvicinare i casi di particolare isolamento ai servizi del quartiere". Cristina Ferradini, general manager di Fondazione Amplifon, sottolinea che "la Fondazione ambisce a essere un soggetto attivo pronto a rispondere ai bisogni di chi è in difficoltà".