ANDREA GIANNI
Cronaca

Killer della moglie e finto nullatenente per avere l’avvocato gratis: condannato all’ergastolo

Il femminicidio di via Lope de Vega: revocato il gratuito patrocinio per Bouchaib Sidki dopo la scoperta di un rilevante patrimonio in Marocco. I giudici dispongono anche un risarcimento di 600mila euro per i figli

I rilievi in via Lope de Vega, nel riquadro, Wafaa Chrakoua

I rilievi in via Lope de Vega, nel riquadro, Wafaa Chrakoua

Milano, 28 giugno 2024 – Per Bouchaib Sidki è arrivata la condanna più pesante: ergastolo per aver ucciso a coltellate la moglie di 51 anni, Wafaa Chrakoua, durante una lite scoppiata la mattina del 30 novembre del 2022 perché la donna, appena tornata nell’appartamento in via Lope de Vega 1 dopo ore trascorse a fare le pulizie per mantenere la famiglia, aveva osato spegnere la televisione e rimproverarlo. "Mi ha detto che stavo tutto il giorno a guardare la televisione invece di andare a cercarmi un lavoro", aveva messo a verbale il 61enne dopo l’arresto per il femminicidio alla Barona.

Niente gratuito patrocinio

La Corte d’Assise di Milano - oltre a infliggere la pena del carcere a vita riconoscendo le aggravanti dei futili motivi e del rapporto di convivenza con la vittima, accogliendo la richiesta del pm Giorgia Villa - ha disposto la revoca dell’ammissione dell’imputato al gratuito patrocinio e attraverso un’ordinanza ha trasmesso gli atti alla Procura per valutare eventuali profili penali, perché potrebbe configurarsi il reato di truffa ai danni dello Stato.

Dalle pieghe del processo di primo grado, infatti, è emerso che l’uomo aveva dichiarato un reddito annuo di 10mila euro, accedendo quindi alla difesa a spese dello Stato, ma era in realtà in possesso di "cospicui cespiti immobiliari in Marocco", suo Paese d’origine. In particolare edifici affittati a una banca e a un’assicurazione gli garantivano un introito fisso che non finiva però nel bilancio familiare. Non lavorava da anni e tutte le spese per il mantenimento dei quattro figli sarebbero gravate sulle spalle della moglie. Per un periodo, inoltre, l’uomo avrebbe anche percepito il reddito di cittadinanza.

Bouchaib Sidki
Bouchaib Sidki

Il risarcimento ai figli

La Corte d’Assise, coi giudici togati Antonella Bertoja e Sofia Fioretta, lo ha condannato anche a versare una provvisionale complessiva di 600mila euro da dividere tra i quattro figli, parti civili con gli avvocati Raffaella Quintana e Alberto Angelino.

Quattro giovani, la più grande ha 24 anni e il più piccolo 14, che dal giorno della tragedia sono rimasti soli, senza parenti in Italia e senza una fonte di reddito, e stanno lottando per costruire il loro futuro.

L’unico minorenne è stato affidato alla sorella più grande, laureata nel campo del marketing. Grazie all’impegno dei loro legali sono riusciti a trovare un alloggio in una casa popolare, dove ora vivono tutti insieme.

L’omicidio 

La loro vita è stata sconvolta la mattina del 30 novembre del 2022 quando la loro mamma, che ieri avrebbe compiuto 53 anni, è stata ammazzata. Dopo l’aggressione brutale l’uomo aveva chiamato il 112, dicendo "ho ucciso mia moglie". Poi, si era allontanato da casa, aveva vagato per le strade e alla fine aveva incrociato una pattuglia dei carabinieri che lo aveva notato in viale Liguria e si era fermata.

Aveva ripetuto di aver ucciso la moglie ed era stato bloccato e consegnato alla polizia, che ha condotto le indagini. "Mi ha urlato che se non andavo a lavorare dovevo lasciare la casa a lei e ai nostri figli – aveva raccontato l’uomo nel 2022 – accecato dalla rabbia, sono andato in cucina, dove ho preso un coltello".