Polizia al parco di Villa Litta
Polizia al parco di Villa Litta

Milano, 28 giugno 2018 - Erano le 6.30 del mattino del 23 novembre quando Marilena Negri, vedova di 67 anni, è stata uccisa con una coltellata profonda che le ha reciso la carotide. Portava a spasso, come ogni mattina a quell’ora, il suo cane Liz, al parco di Villa Litta. Aveva fatto colazione, era scesa con il cane portando solo un borsellino per le chiave di casa e due euro che avrebbe speso per il caffè al solito bar, prima di andare a messa. Piccoli riti quotidiani di una vita tranquilla, senza ombre, tre figli che abitavano nello stesso quartiere di Affori, un nuovo compagno dopo la morte del marito, vittima qualche anno prima, di un incidente stradale.

A distanza di sette mesi gli investigatori, coordinati dal pm Donata Costa, stanno lavorando perché l’omicidio di Marilena Negri non resti un cold case. C’è un dna trovato tra la spalla e il collo della donna e ci sono altri 20 dna prelevati fino ad oggi. Il lavoro che stanno facendo ora gli inquirenti è quello di comparazione tra le tracce, solo così si può sperare di capire a chi appartiene quello trovato sul corpo della vittima. L’ipotesi investigativa percorsa fin dall’inizio è stata quella della rapina finita in tragedia. L’assassino si sarebbe avvicinato alla donna cogliedola di spalle per strapparle la catenina, le avrebbe puntato il coltello alla gola, la donna avrebbe tentato di difendersi e lui le avrebbe conficcato il coltello. Un unico colpo, mortale, per poi allontarsi indisturbato e inosservato. La catenina però è stata ritrovata qualche mese dopo dentro un cassetto della camera da letto della donna. E anche i soldi, i pochi spiccioli, sono stati trovati dentro il borsellino. Quindi il movente della rapina sembrerebbe venuto meno. E ha cominciato a vacillare anche la convinzione che l’uomo che ha ucciso Marilena fosse lo stesso che nei giorni precedenti aveva consumato due aggressioni, sempre nello stesso quartiere. In un caso l’uomo aveva sorpreso alle spalle e poi violentato una giovane peruviana.

Le aveva puntato il coltello alla gola, l’aveva trascinata dietro un cespuglio e aveva consumato la violenza, ma il dna lasciato nelle parti intime della ragazza non corrisponde a quello trovato sul corpo di Marilena. C’era poi un altro episodio, quello di un giovane dalla caratteristiche somatiche simili al ragazzo inquadrato dalle telecamere dopo l’omicidio, che avrebbe puntato il coltello alla gola di una giovane mamma che stava spingendo la carrozzina, in pieno giorno. Anche in questo caso ci sono forti dubbi che si possa trattare della stessa persona che ha ucciso Marilena, per ora non sono arrivate le conferme sperate dalle analisi sulle tracce.  Nemmeno le telecamere interne al parco hanno aiutato granchè, perché quelle che erano accese hanno inquadrato una parte della sequenza dell’aggressione finita in omicidio che si è rivelata inutile.