Strage di Erba, Cuno Tarfusser sulla censura del Csm: “Decisione politica di un sistema giudiziario in decomposizione”

Il sostituto procuratore generale in una lettera aperta dopo la sanzione del Consiglio Superiore della Magistratura. “Punito per aver fatto il magistrato”

Cuno Tarfusser

Judge Cuno Tarfusser of the International Criminal Court for the case against Ahmad Al Faqi Al Mahdi, alleged member of Asnar Dine, in the courtroom of the International Criminal Court (ICC) in The Hague, Netherlands, 30 September 2015. ANSA/ROBIN VAN LONKHUIJSEN / POOL

Milano – “Il 'buffetto' della censura che mi è stato inflitto ben poco ha a che fare con il diritto e la giustizia, ma è una decisione di 'politica giudiziaria per via disciplinare' volta a tutelare un sistema giudiziario ormai in decomposizione. Assolvermi avrebbe non solo delegittimato i vertici della Procura generale di Milano, ma avrebbe messo in pericolo la fallimentare politica delle nomine ai vertici degli uffici giudiziari dominata dalla perversa correntocrazia che il cosiddetto 'scandalo Palamara' non ha minimamente scalfito".

Lo dichiara Cuno Tarfusser all'indomani della decisione del Csm per il sostituto pg che ha redatto una richiesta di revisione sulla strage di Erba. Atto che entra nell'udienza in programma a Brescia venerdì 1 marzo, ma lui - annuncia - non sarà presente nell'aula della corte d'Appello.

Una sanzione inflitta, a suo dire, "per avere studiato degli atti processuali, avere scritto un atto giudiziario ed averlo depositato nella segreteria della Procura generale di Milano. Insomma, per avere fatto il magistrato. La mia colpa? Non avere preventivamente informato il mio 'capo' venendo così meno al dovere di correttezza verso il 'capo' e violando un 'regolamento interno' all'ufficio" spiega.

"Vero? Assolutamente no, perché il 24 marzo 2023 perfettamente consapevole delle norme, dei ruoli, della gerarchia e consapevole della delicatezza del mio atto, ho chiesto al 'capo' un incontro urgente per discutere 'diffusamente di una cosa tanto delicata quanto importante su cui stavo lavorando da alcune settimane'. Ho atteso una settimana intera e, constatato che il 'capo' ha ignorato la mia richiesta, ho esercitato la mia funzione di magistrato, autonomo e indipendente, soggetto solo alla Costituzione, alla legge, agli atti processuali e alla mia coscienza" e così il 31 marzo scorso ha depositato l'atto in segreteria.

"Per quanto mi riguarda - sottolinea in questa sorta di lettera aperta il sostituto pg Cuno Tarfusser, che dopo le motivazioni è pronto a fare ricorso in Cassazione - posso solo dire che rifarei esattamente quello che ho fatto, orgoglioso di avere, anche in questo caso, esercitato il ministero di magistrato autonomo e indipendente, innanzitutto verso l'interno, prima ancora che verso l'esterno" sottolinea.

"Tra pochi mesi andrò in pensione, ci andrò senza nostalgia per un mondo che non sento più mio. Posso però con orgoglio guardare indietro a un percorso professionale, a livello nazionale e internazionale, di successo che pochi altri possono vantare e che nessuno mi può togliere. Purtroppo, in un mondo impregnato da invidie e gelosie, il successo non viene perdonato e il merito non viene riconosciuto", aggiunge.

Per Tarfusser "una riforma della giustizia non è più rinviabile. Una riforma seria, profonda, degna di questo nome. Una riforma che finalmente sradichi i tossici centri di potere e non si limiti, come avviene da decenni, a somministrare blandi antidolorifici ad un malato agonizzante. Sempreché una Politica seria, lungimirante, autorevole, esista e si decidesse finalmente a farla. Per me - conclude - arriverà in ritardo, ma i cittadini, i nostri figli e nipoti hanno diritto ad un sistema giudiziario quantomeno decoroso".

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