Cos’è il sextortion, il fenomeno dei ricatti sessuali: “Emergenza a Milano, una denuncia ogni tre giorni”

Gang specializzate e singoli criminali, le vittime adescate online. Prima la richiesta di foto e video osé, poi scatta la trappola. “Se non paghi mandiamo le immagini alla tua famiglia e ai tuoi contatti su Internet”

Nel 2023, a Milano, la polizia postale ha raccolto 118 denunce

Nel 2023, a Milano, la polizia postale ha raccolto 118 denunce

Ragazze ammiccanti oppure uomini che sembrano appena usciti da un fotoromanzo. Non è difficile abboccare a queste esche, che possono essere persone reali o personaggi di fantasia, creati ad arte, con foto rubate o con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Ma dietro c’è sempre un truffatore o un’organizzazione criminale. L’obiettivo è lo stesso: far abboccare il malcapitato ammaliandolo, cuocendolo a puntino fino a indurlo a inviare foto e video intimi per poi passare al ricatto: "Se non mi paghi, giro tutto ai tuoi contatti".

Si chiama “sextortion“, estorsione sessuale, ed è un reato. "Un fenomeno che esiste non da ieri, ma dall’altro ieri", spiega Ivano Zoppi, presidente di Pepita onlus, cooperativa sociale che si occupa di progetti educativi, e segretario generale di Fondazione Carolina voluta da Paolo Picchio, il papà della quattordicenne che si tolse la vita a gennaio del 2013 perché vittima di messaggi d’odio suo social. E sempre di più "l’estorsione sessuale è compiuta ai danni di adolescenti, che ricercano “l’esotico nell’erotico“ anche vedendo gli adulti che lo fanno".

La truffa crea nella vittima un profondo senso di colpa e angoscia. Negli Usa è allarme: secondo l’FBI, da settembre 2021 a marzo 2023 almeno 20 minorenni si sono suicidati dopo essere caduti nella rete del sexortion. Nel nostro Paese? "Per fortuna non abbiamo notizia di ragazzi suicidatisi per questo motivo – risponde Zoppi – ma riceviamo decine di segnalazioni. Spesso siamo i primi a cui i ragazzi si rivolgono, perché per vergogna e senso di colpa non ne parlano ai genitori. E li aiutiamo. Il primo passo è denunciare". E non pagare. Mai. Questo è il primo consiglio della polizia postale: "Mai cedere al ricatto pagando le somme richieste. Non smetteranno di chiedere soldi e le richieste si faranno man mano più insistenti".

Nel 2023, a Milano, la polizia postale ha raccolto 118 denunce complessivamente, di adulti e minori. Significa una ogni tre giorni. Più del doppio dell’anno precedente (57 denunce). Il numero di minori è invariato: 11 persone, quasi sempre maschi. La proporzione resta allargando il campo a tutta la Lombardia: 139 casi segnalati nel 2022, diventati 242 nel 2023. In testa tra chi cade in trappola, uomini maggiorenni (passati da 98 a 190). Invariato il numero di adolescenti: da 23 a 24 casi, di cui 20 riguardanti maschi.

Alcuni uomini sono arrivati a sborsare fino a 10 mila euro per impedire la diffusione dei loro video intimi alla cerchia dei conoscenti sui social. In media, 2mila persone all’anno da tutta Italia si rivolgono alla onlus milanese PermessoNegato, come riportato su queste pagine nei mesi scorsi, per un supporto. Nel caso la vittima sia minorenne, "la questione si complica perché il ragazzo ha meno strumenti dell’adulto, sia per comprendere la situazione e sia per uscirne", continua Zoppi.

"Noi abbiamo assistito diversi ragazzi. Per esempio un adolescente che mentre era a scuola, navigando on line di nascosto si è accorto di una richiesta di amicizia di una ragazza bellissima. “Non posso farmi sfuggire una così“, ha pensato, così ha accettato la sua amicizia e poi ha iniziato a chattare con lei. Tempo pochi minuti e la ragazza ha iniziato a spogliarsi, invitando poi lui a fare lo stesso. A quel punto il ragazzo è andato in bagno e si è ripreso in atteggiamenti intimi, mandando tutto a lei. Poi è rientrato in classe. Ma dopo pochi minuti è scattato il ricatto: gli è arrivato un link con il video caricato su un sito porno, pronto per essere diffuso on line. “Lo pubblico se non mi mandi subito 5mila euro“. Lui è andato nel panico e ci ha contattati, chiedendoci consiglio su cosa fare. Noi gli abbiamo subito detto di non pagare e di denunciare il caso. Così ha fatto. Dopo la denuncia, generalmente, è difficile smantellare la banda che architetta questi raggiri, che di solito agisce dall’estero".

Altri giovanissimi caduti nella rete "purtroppo hanno mandato dei soldi, prendendoli di nascosto ai genitori o procurandoseli in qualche modo. Noi cerchiamo sempre di accompagnarli a denunciare, poi li aiutiamo a prendere coscienza: vale la pena correre il rischio? Nello stesso tempo li aiutiamo a non demoralizzarsi, perché i truffatori sono abili e anche gli adulti cascano in queste trappole. Perché mettersi a nudo, in tutti i sensi, è più facile se c’è la mediazione dello schermo".