Il lavoro è una giungla: 351 contratti "pirata"

Firmati nei vari settori da sindacati e associazioni “fantasma“: "Costretti ad accettare paghe da fame, diritti cancellati e nessuno controlla"

Lavoro
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Milano - Una giungla di contratti collettivi di lavoro, in tutto 935 registrati nei settori più disparati, dagli "emotional manager" ai panificatori, dai florovivaisti ai "posatori di prodotti in vetro", dai doppiatori agli investigatori privati. Un numero triplicato nell’arco degli ultimi 10 anni. Poco meno della metà, 351 Ccnl, sono firmati da associazioni e sigle sindacali “fantasma“, che non rappresentano i lavoratori del settore e in alcuni casi sono create a tavolino per scavalcare la contrattazione, sfruttando l’assenza di controlli in una zona grigia. Il risultato è dumping salariale, un dimagrimento delle buste paga in settori dove gli stipendi sono già bassi e anche in professioni che richiedono un’alta qualificazione, con la perdita di diritti conquistati in storiche battaglie. Il caso finito sotto i riflettori, quello del contratto dei rider siglato da Ugl e Assodelivery, al centro di proteste e ricorsi in Tribunale, è solo la punta dell’iceberg. Gli accordi “pirata“, emerge da un approfondimento che la web tv della Uil Milano e Lombardia ha dedicato al tema, abbattono i salari anche del 40%.

"Soprattutto in questo periodo di crisi le persone sono costrette ad accettare contratti alternativi", spiega Ivana Di Tanno, della Uil Trasporti. L’opzione è un “prendere o lasciare“. Confrontando un contratto “pirata“ con quello “leader“ frutto della contrattazione fra associazioni di categoria e Cgil, Cisl e Uil spiccano le differenze: anzianità più basse, solo due giorni di permesso retribuito in caso di lutto, zero ore di Rol (l’istituto che garantisce un pacchetto di ore di astensione retribuita), una scure sulla maggiorazione legata ai turni di notte. "Chi sottoscrive contratti – evidenzia Vincenzo Cesare, uno dei segretari della Uil Milano e Lombardia – dovrebbe essere rappresentativo, e questo deve valere anche per le associazioni datoriali. Questo fenomeno crea concorrenza sleale". Ridurre il costo del lavoro è infatti una leva per vincere appalti al ribasso, soprattutto in settori come la logistica e l’edilizia, “bruciando“ chi rispetta le regole. E le norme, come il testo unico del 2014 sulla certificazione della rappresentanza in base al numero degli iscritti, sono lettera morta per l’assenza di controlli.

Nella giungla del lavoro, sempre più povero, precario e polverizzato, si moltiplicano quindi i contratti “pirata“. Nell’edilizia, su 74 depositati al Cnel, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, "il 50% sono sottoscritti da associazioni che non rappresentano nessuno". Enrico Vizza, della Feneal Uil, chiede agli enti pubblici che affidano i lavori di vigilare anche sulla correttezza dei contratti applicati dalle imprese edili. Stessi problemi anche nel settore dei servizi, dove "di fronte al contratto nazionale multiservizi che prevede 7.50 euro di retribuzione oraria lorda è spuntato un contratto Confsal con condizioni addirittura peggiorative". Nel commercio su 257 contratti nazionali ben 121 sono firmati da sigle fittizie. "Nei trasporti ci sono autisti con patenti speciali inquadrati con il multiservizi", spiega Luigi Tripodi (Uil Trasporti). Il risultato è una retribuzione di 300-400 euro in meno al mese.  

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