Università Statale
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Il concorso universitario indetto e annullato. L’ordine di arrivo ribaltato, col candidato unanimemente ritenuto il più valido che si ritrova quarto. La commissione giudicatrice smentita e rimpiazzata. Così un bando della Statale di Milano si è trasformato in un mezzo pasticcio. A mettere ordine, per il momento, ci hanno pensato i giudici del Tar della Lombardia, che hanno accolto il ricorso presentato dal professore della Bocconi Luca Fantacci, inizialmente in cima alla graduatoria. A questo punto, bisogna tornare indietro al 19 giugno 2018. L’Università degli Studi, all’epoca guidata dal rettore Gianluca Vago (che meno di 10 giorni dopo passerà il testimone al successore Elio Franzini), indice un bando per un posto di professore di seconda fascia al Dipartimento di Studi storici.

Il curriculum di titoli e pubblicazioni di Fantacci viene considerato il migliore, col punteggio di 56,5; all’orale vengono ammessi lui, il secondo e il terzo, mentre la candidata interna Silvia Antonia Conca, quarta con 42 punti, resta fuori. Fantacci supera brillantemente pure la seconda prova, confermandosi il "candidato maggiormente qualificato". L’11 gennaio 2019, però, Conca presenta un esposto al rettore Franzini "evidenziando profili di illegittimità della procedura di selezione, sia in relazione ai criteri di valutazione sia in relazione ai giudizi espressi dalla commissione sui candidati".

Conseguenza: il numero uno della Statale nomina un collegio di verifica, che rivaluta titoli e pubblicazioni e propone una nuova graduatoria, con Conca prima e Fantacci quarto. Il 5 aprile 2019, il rettore chiede il riesame della documentazione ai membri della commissione, che però confermano: Fantacci è il migliore. Tutto finito? No, perché il rettore decide di annullare la procedura di indizione del bando solo nella parte che nominava la commissione e affida la partita a una nuova commissione; che non riuscirà mai a costituire, visto che le persone chiamate a sostituire i colleghi declineranno l’invito per due volte. Conclusione: il 23 agosto 2019, Franzini, "preso atto delle rinunce", revoca il bando. Una decisione legata all’esigenza di "non procrastinare una situazione di obiettiva incertezza, non imputabile all’Università". Una decisione impugnata da Fantacci e ieri annullata: i giudici hanno ritenuto "generica e decontestualizzata" la motivazione dello stop alla procedura, inserita nella programmazione triennale del polo accademico.

Di più: il Tar ha reputato non corretto l’operato del collegio di verifica, che sarebbe andato ben oltre le sue facoltà, non limitandosi a un "parere" ma esprimendo una "valutazione"; in questo modo, avrebbe generato una sovrapposizione di giudizi, che, a parere del Tribunale, "costituisce un vulnus alle regole che governano le procedure selettive". Infine, i giudici hanno spiegato: "L’amministrazione che ha bandito il concorso non può legittimamente disattendere i risultati dell’attività valutativa della commissione giudicatrice, se non laddove siano stati verificati – e adeguatamente esplicitati – vizi dell’attività della commissione stessa". In caso contrario, "si verrebbe a creare un inusitato potere di veto da parte dell’amministrazione", "in spregio ai più elementari principi di trasparenza e buon andamento dell’azione amministrativa". Tradotto: tutto da rifare.