Cologno Monzese, Camminata contro le mafie: in centinaia con Francesca Ambrosoli

“Abbiamo bisogno di valori in cui credere e di persone di valore a cui guardare con ammirazione”, ha ricordato la figlia dell'avvocato ucciso nel 1979

La Camminata contro le mafie e nel riquadro Francesca Ambrosoli

La Camminata contro le mafie e nel riquadro Francesca Ambrosoli

Cologno Monzese (Milano), 16 marzo 2024 –  “Non pensateli eroi. Erano uomini coraggiosi senz’altro, ma chissà quante volte hanno avuto paura. Sono stati forti e sicuri nel voler perseguire la verità, ma spesso si saranno sentiti abbandonati dallo Stato per cui lavoravano soli e fragili”. Francesca Ambrosoli - figlia dell’avvocato Giorgio ucciso nel 1979 da un sicario ingaggiato dal finanziere siciliano Michele Sindona – ha guidato la seconda edizione della Camminata Antimafia della Martesana, che oggi, sabato 16 marzo, è stata organizzata in occasione della 29ª Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia.

“La camminata di oggi forse per alcuni è l’inizio di un percorso cauto, volto alla partecipazione civile – ha spiegato Ambrosoli -. Per altri è la conferma di una scelta consapevole e maturata da tempo verso la conoscenza del proprio territorio e il desiderio di renderlo un luogo migliore, più funzionale, fruibile e accogliente. Ma è anche una tappa tra le proposte che ci avvicinano al 21 marzo”.

Dal 1996 ogni anno una città si riempie di studenti, docenti, lavoratori, cittadini e associazioni, che si stringono come in un abbraccio collettivo allo scandire di un elenco ogni volta più lungo di nomi e cognomi. “Persone, anche bambini, che hanno barbaramente perso la vita. Persone come mio padre, Giorgio Ambrosoli, amate dalle loro famiglie, dalla cerchia di amici, dalla comunità per il bene che compivano ogni giorno con fiducia, senso del dovere, rispetto delle regole e lealtà. Il 70% circa delle persone nominate in questo elenco non ha ancora verità e giustizia dallo Stato per il quale ha dato la vita. Questo è il punto focale e il motivo principale per cui tutti dovremmo impegnarci a fare meglio il nostro dovere, avendo cura e custodendo il bene comune”.

Un passo alla volta, un giorno dopo l’altro, per ricucire ferite non ancora rimarginate. Lungo il percorso di Cologno Monzese sono state affisse 50 sagome con altrettante storie di vittime della criminalità organizzata. “Prendiamoci a cuore alcune di queste storie, alcune tra quelle persone e approfondiamo le loro vicende per conoscerle e raccontarle – ha sottolineato Ambrosoli -. Solo così fare memoria diventerà coscienza comune da coltivare e far maturare. Tante di queste persone, di nostri famigliari, sono esempi da seguire, riferimenti fondamentali della parte migliore del nostro Paese, un patrimonio da difendere custodire e tramandare. I nostri ragazzi, ma tutti noi, abbiamo bisogno di valori in cui credere e di persone di valore a cui guardare con ammirazione e con la ferma convinzione di poter andare avanti sui nostri passi con le loro idee. Così facendo, la memoria diventerà impegno concreto e ricco di significato”.

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