Cervelli, fuga e ritorno: ogni anno in tremila rientrano a Milano. Ma il saldo è negativo

La forbice, tra arrivi e partenze, è di duemila persone in gran parte under 30. La città calamita il controesodo: freno per tagli agli sgravi e costo della vita

Giovani al lavoro

Giovani al lavoro

Milano – Alice Giustacchini aveva lasciato Milano nel 2013 per fare rotta verso Oxford e, dopo anni nel Regno Unito, è rientrata a Milano per lavorare nello Human Technopole, dove coordina un gruppo di ricerca per la lotta alla leucemia. Andrea Pavel Nepentini, 24 anni, dopo un master in Intellingence e Sicurezza internazionale al King’s College di Londra invece di rimanere all’estero è tornato nella sua città d’origine, scegliendo di spendere in Italia le conoscenze acquisite nel campo della cybersicurezza. Due storie diverse legate dalla stessa scelta, che va in controtendenza rispetto all’inarrestabile fuga di braccia e cervelli, soprattutto verso il Nord Europa o gli Stati Uniti. Ogni anno, in media, circa tremila persone come Alice e Andrea spostano la residenza dall’estero a Milano, città che continua ad attirare la maggior parte delle persone che dopo periodi di studio o lavoro in altri Paesi decidono di rientrare in Italia. Nell’arco di cinque anni, dal 2018 al 2022, 15.370 cittadini italiani all’estero sono rimpatriati a Milano. Una impennata nel 2022, con 5.303 rientri (nel 2019, anno pre-Covid, erano stati solo 2374) anche per effetto di scelte legate alla pandemia, con valori del “controesodo“ che l’anno scorso si sono assestati.

Una bilancia che, però, resta negativa: incrociando dati Istat e recenti elaborazioni dei sindacati, infatti, in media 5.000 persone ogni anno lasciano Milano e si trasferiscono all’estero per motivi di studio o lavoro: circa 3.000 hanno meno di 30 anni. Si aggiungono all’esercito formato da altri 80mila giovani che lavorano già da anni fuori dall’Italia. Un saldo negativo, tra partenze e rientri, di circa 2.000 persone all’anno che prendono un biglietto di sola andate e se ne vanno, attirate da stipendi e opportunità di lavoro oltreconfine. "Analizzando i dati degli ultimi anni i rientri sono in aumento ma il taglio degli sgravi fiscali deciso dal Governo, con incentivi ridotti dall’80 al 50%, rischia di frenare i flussi", spiega l’ex assessora al Lavoro del Comune di Milano Cristina Tajani, che a Palazzo Marino aveva istituito uno sportello per aiutare i cervelli di ritorno nelle pratiche burocratiche e da senatrice del Pd si è battuta in commissione Finanze contro il taglio degli sgravi.

"Noi avevamo chiesto che venisse stabilito almeno un regime transitorio – prosegue – perché chi ha preso la decisione di rientrare, che di certo non matura da un giorno all’altro, si è trovato a far fronte a regole cambiate all’improvviso. Dal 2015 Milano ha aumentato la sua attrattività, anche per effetto della Brexit, e la gran parte delle persone che rientra in Italia viene a lavorare qui. Per questo un freno ai flussi penalizza soprattutto questa città". Il giuslavorista Maurizio Del Conte, docente alla Bocconi e presidente di Afol Met, evidenzia il rischio di "iniquità ed effetti distorsivi" legati a sgravi fiscali “a pioggia“. "Bisognerebbe focalizzare le risorse sui giovani e operare una seria riforma delle tasse sul lavoro con benefici per tutti – sottolinea – perché nonostante gli incentivi l’attrattiva dell’estero resta troppo forte e l’aumento del costo della vita allinea Milano a città europee concorrenti dove, però, gli stipendi restano molto più alti".

Una sfida che si inserisce nella partita più ampia dell’inverno demografico. In Lombardia, secondo una ricerca dello Spi-Cgil, nei prossimi vent’anni gli over 65 cresceranno del 13,6% e costituiranno il 31,6% della popolazione, mentre invece la popolazione in condizione lavorativa (15-64 anni) calerà fino al 7,8%, nonostante l’incremento della popolazione complessiva previsto per la regione (+2,4%) dovuto all’immigrazione. Per questo è fondamentale frenare la fuga di risorse più o meno qualificate offrendo condizioni di lavoro dignitose, mentre si apre un grosso punto interrogativo sulle pensioni. "Abbiamo bisogno di un sistema pensionistico più inclusivo ed efficace – evidenzia Sergio Pomari, della segreteria Spi Cgil Lombardia – che garantisca tassi di sostituzione adeguati e un tenore di vita dignitoso, oltre alla protezione dalla povertà".

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