Sul posto sono intervenuti i carabinieri
Sul posto sono intervenuti i carabinieri

Milano, 24 ottobre 2020 - Quando è la donna a picchiare e tormentare l’uomo. Potrebbe essere questo il titolo della storia che vi stiamo per raccontare. Una storia che si è momentaneamente chiusa nei giorni scorsi con l’arresto della quarantunenne M.B per maltrattamenti in famiglia. Tutto inizia alle 21 di qualche sera fa, quando una gazzella del Radiomobile viene inviata in zona Barona, per una lite tra conviventi sul pianerottolo di casa. I carabinieri si ritrovano davanti un uomo di 65 anni con la testa tra le mani e la compagna molto agitata con un dito sanguinante: lui è stato colpito con un bastone metallico da lei, che a sua volta si è ferita mentre apriva del cibo in scatola. La donna urla: "Io me ne vado in ospedale, ma quando torno ti sgozzo". L’uomo, esasperato, le preannuncia che sporgerà denuncia. E così fa.

Racconta ai militari dei sei anni di convivenza, iniziati bene e proseguiti prima male e poi peggio: le botte subìte quando lei torna a casa ubriaca, gli insulti sulle scale ("Sei una m., vecchio di m."), il pugno in pieno volto costatogli la frattura delle osse nasali e ventuno giorni di prognosi. E quella sera? Lui riferisce che la donna l’ha aggredito dopo essere rincasata perché la cena in tavola non era di suo gradimento. Dai controlli in banca dati, emerge che in quella casa le forze dell’ordine ci sono già andate sette volte (e a tutte le ore del giorno e della notte) tra il 17 marzo 2017 e il 6 settembre 2020. Il motivo dell’intervento è sempre lo stesso: lite tra conviventi. Una situazione che appare senza ritorno, anche perché il sessantacinquenne dice chiaramente agli investigatori di temere per la sua vita e di non sentirsi più sicuro in quell’appartamento.
A confermare le parole dell’uomo arriva anche la testimonianza di un vicino, che conferma l’escalation degli ultimi due anni e l’atteggiamento aggressivo di M.B. nei confronti del compagno. A quel punto, d’intesa con il pm di turno Cristiana Roveda, scattano le manette con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e il trasferimento a San Vittore.