Orrore nel carcere di Milano, le torture sui minori detenuti e le relazioni falsificate: “Violenza inumana”

Venticinque indagati, dodici le vittime. Le relazioni di servizio venivano ’sistemate’. Nelle intercettazioni gli agenti si giustificavano: "Schiaffi paterni, solo botte educative"

Alcuni ragazzi detenuti nel carcere minorile ’Cesare Beccaria’ di Milano

Alcuni ragazzi detenuti nel carcere minorile ’Cesare Beccaria’ di Milano

Nelle conversazioni intercettate parlavano di "schiaffi paterni", botte "educative" a detenuti che "se le sono meritate", si vantavano per "mazzate" e "palate" anche con metodi che permettevano di "non lasciare un segno addosso". Le relazioni di servizio "sistemate" attestavano azioni di contenimento, per bloccare ragazzi aggressivi. La realtà dipinta dall’ordinanza del gip Stefania Donadeo, che ha disposto l’arresto di 13 agenti della Polizia penitenziaria e la sospensione dal servizio di altri 8 per le torture inflitte ai detenuti del carcere minorile Beccaria di Milano, è quella di un "clima infernale lontano dalla premessa costituzionale della funzione rieducativa della pena".

Un "sistema conosciuto e riconosciuto da tutti i minori detenuti" nella struttura "che vivono in un ambiente condizionato dall’angoscia continua di poter essere pestati per essere educati". Spedizioni punitive, violenze "sistematiche" che hanno determinato "un clima di umiliazione e di vessazione".

L’operazione coordinata dall’aggiunto Letizia Mannella e dai pm Stagnaro e Vassena, condotta dalla Squadra mobile e dal Nucleo investigativo della Polizia penitenziaria, ha sollevato il velo sul trattamento "inumano" nella struttura alla periferia di Milano dove sono reclusi una settantina di ragazzi, minorenni o da poco maggiorenni.

Una struttura al centro di disordini e incendi dolosi, rimasta "abbandonata per anni senza una direzione", come ha spiegato il sindaco Giuseppe Sala, dove tra l’altro la sera di Natale del 2022 si era verificata l’evasione di sette detenuti, poi rintracciati. Uno di loro è tra le vittime delle violenze, e non è escluso che il clima all’interno dell’istituto possa aver giocato un ruolo nella fuga. Episodi che, dalle testimonianze raccolte, sarebbero iniziati almeno dal 2021, fino a quest’anno.

Gli agenti, nelle conversazioni intercettate a marzo, si stupivano perché il nuovo direttore, Claudio Ferrari, "vuole fare sul serio" e acquisire le immagini delle telecamere. "Tu sei il direttore, tu ci devi proteggere (...) Per un marocchino di m... che manco parla l’italiano", spiegava un poliziotto al collega.

"È una brutta pagina per le istituzioni – ha spiegato il procuratore di Milano Marcello Viola –, ma vanno assicurati il controllo della legalità e il rispetto della legge". Sono 25 gli indagati, tra cui l’ex comandante della Polizia penitenziaria al Beccaria, Francesco Ferone. Per 21 sono state quindi disposte misure cautelari per le accuse, a vario titolo, di tortura, maltrattamenti aggravati, lesioni e falso per le "violenze perpetrate" nei confronti di una dozzina di ragazzi. Uno di loro ha subito anche un tentativo di abusi sessuali. Indagini scaturite da denunce degli stessi detenuti, dal racconto di una mamma, da segnalazioni arrivate al Garante dei detenuti del Comune, dalla relazione di una psicologa. E anche dalle presunte omissioni nelle torture ad un 17enne nel 2022 per cui, poi, erano stati arrestati tre giovani.

Pestaggi – scatenati da insulti rivolti agli agenti, da un atteggiamento "arrogante" o anche dalla semplice "richiesta insistente" di un accendino o di medicinali – che avvenivano in un ufficio o in celle "di isolamento" lontane da telecamere. Il Pd e altre forze politiche hanno chiesto al ministro della Giustizia Nordio di fare chiarezza su "fatti agghiaccianti".